CINA: "IRRESPONSABILE LIBRO BIANCO DIFESA GIAPPONESE"

CINA: "IRRESPONSABILE LIBRO BIANCO DIFESA GIAPPONESE"

Pechino, 4 ago.- Irresponsabili. Così Pechino ha definito le dichiarazioni contenute nel Libro Bianco della Difesa giapponese che mettono in guardia sull'ammodernamento navale della Cina il cui intento è quello di "allargare la sua sfera d'influenza nel Mar Cinese Meridionale e Orientale". Motivo per cui, si legge nel dossier approvato dallo stesso premier Naoto Kan, il Giappone ha adottato alcune misure per incrementare la difesa lungo le sue coste. "Ci aspettiamo che la Cina cercherà di espandere le attività nell'area e di far diventare le esercitazioni navali nelle acque confinanti con il Giappone una routine" riporta il Libro Bianco."Proviamo grossa insoddisfazione per il rapporto pubblicato dal ministero della Difesa giapponese – ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri cinese Ma Zhouxu -. L'ammodernamento militare della Cina non vuole costituire una minaccia per gli altri Paesi, ma ha il solo scopo di difendere in modo adeguato il Paese e l'intera regione".

 

"Lo sviluppo della Cina offre numerose opportunità per tutti i Paesi del mondo, incluso il Giappone" ha poi aggiunto il portavoce. "Mi auguro che il governo giapponese possa trarre insegnamento dal passato riflettendo seriamente sulla propria politica di difesa, e che si impegni per rafforzare la fiducia reciproca con i Paesi vicini per far si che venga garantita la stabilità regionale".

 

Che la presenza della Cina nel Mar Cinese Orientale non sia vista di buon occhio da Tokyo non è una novità. L'ultimo scontro diplomatico tra le due potenze risale allo scorso ottobre quando al largo delle isole Diaoyu -  oggetto di una storica contesa territoriale e ricche di petrolio e gas naturale - si verificò una collisione tra un peschereccio cinese e alcune motovedette nipponiche. Alla collisione seguì l'arresto dell'equipaggio, rilasciato subito dopo, e del capitano dell'imbarcazione Zhan Qixiong, trattenuto invece per oltre 15 giorni sull'isola di Ishigaki con l'accusa di aver intenzionalmente provocato l'urto. Una mossa che fece  infuriare Pechino che non esitò a congelare i rapporti bilaterali a livello ministeriale e a cancellare tutti gli incontri con il Sol Levante già fissati in agenda, dando vita così a un lungo braccio di ferro. Sono in molti a ritenere inoltre che per ottenere il rilascio del capitano il Dragone abbia bloccato le esportazioni verso il Giappone di "terre rare" -  minerali di cui la Cina detiene circa il 97% della produzione mondiale e indispensabili nella fabbricazione di merci come computer, iPhone, lampadine a basso consumo e componenti per le pale eoliche -, paralizzandone così la produzione.

 

Oltre al Giappone, a temere i continui sfoggi di muscoli del Dragone nel Mar Cinese Orientale e Meridionale sono anche Vietnam, Filippine, Taiwan, Brunei e Malaysia, tutti impegnati a rivendicare in tutto o in parte le acque intorno alle Isole Paracel e alle Isole Spratly, un pugno di scogli disabitati ma - secondo diverse esplorazioni - ricchi di risorse energetiche. La Cina proclama la sua sovranità sull'intero Mar Cinese Meridionale, e tenta da tempo di gestire le controversie una per una con i singoli stati, anziché impegnarsi in negoziati multilaterali. Negli ultimi mesi una serie d'incidenti ha nuovamente riacceso le dispute tra la Cina e gli altri attori che, appoggiati anche dagli Usa, puntano il dito contro Pechino e le sue mire espansionistiche.

 

di Sonia Montrella

 

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