CINA IN EUROPA: 3GORGES ACQUISISCE PORTOGHESE EDP

CINA IN EUROPA: 3GORGES ACQUISISCE PORTOGHESE EDP

Pechino, 23 dic.- Pechino investe su Lisbona: China Three Gorges ha acquisito il 21% della società energetica portoghese EDP al prezzo di 2.7 miliardi di euro, battendo i tedeschi di E.ON e i brasiliano di Eletrobras.


Con il perfezionamento dell'accordo la Cina offre una boccata d'ossigeno al Portogallo, tra le nazioni più colpite dalla crisi del debito pubblico europeo, costretto a chiedere nei mesi scorsi un intervento di Unione europea e Fondo Monetario Internazionale per il valore di 78 miliardi di euro.


China Three Gorges è una società di Stato cinese che gestisce la Diga delle Tre Gole -il più grande impianto idroelettrico al mondo- e altre centrali disseminate sul territorio cinese. Pur controllando numerose sussidiarie, finora si era spinta raramente al di fuori dei confini nazionali: la mossa sul Portogallo rappresenta un'evoluzione nella strategia di China Three Gorges, nel segno dell'internazionalizzazione delle compagnie incoraggiata dal governo centrale di Pechino. China Three Gorges si è impegnata a rifinanziare EDP per consentirle il ripianamento dei debiti e intende spingere la società portoghese verso nuovi investimenti nel settore delle rinnovabili.


Ma l'impegno cinese a Lisbona non si ferma qui: secondo quanto riferito ai giornalisti dal ministro del Tesoro Maria Luis Albuquerque, gli investimenti cinesi nell'economia portoghese potrebbero raggiungere quota 8 miliardi di euro grazie ai rifinanziamenti offerti dalle banche del Dragone agli istituti di credito lusitani. Le banche portoghesi hanno infatti urgente bisogno di capitali freschi per soddisfare i requisiti richiesti dai nuovi standard europei: "Millennium bcp, la più importante banca portoghese, potrebbe essere tra gli istituti che riceveranno i nuovi investimenti" ha dichiarato alla stampa un funzionario di China Three Gorges.


L'operazione fa tornare alla ribalta anche la questione dei soccorsi cinesi alla crisi dell'Eurozona. A settembre, quando la situazione italiana era emersa in tutta la sua gravità, il Financial Times aveva diffuso la notizia di una missione a Roma del presidente del fondo sovrano di Pechino China Investment Corporation Lou Jiwei. Se in un primo momento si era parlato di possibili acquisti di debito pubblico tricolore, successivamente era emersa una strategia diversa: altre indiscrezioni riferivano di incontri dei funzionari cinesi con i rappresentanti del Fondo Strategico Italiano, creato dalla  Cassa Depositi e Prestiti SPA per controllare quote di imprese "di rilevante interesse nazionale". La Cina, in generale, non sembra tanto interessata ad acquistare quote di debito pubblico dei Paesi Ue, ma ad investire in aziende europee di interesse strategico. In quali settori?  "Energia, tecnologia, oppure alcuni marchi famosi o risorse naturali. Se le società italiane accettano, la Cina potrebbe investire in questi settori" aveva dichiarato ad AgiChina24 He Jun, capo analista della società Anbound Services, che collabora con il governo di Pechino.


Ma intanto secondo molti analisti, la sconfitta di E.ON e Petrobras nella battaglia per EDP segnala due scenari abbastanza precisi. Sul fronte europeo, E.ON trova una società cinese a competere in quello che i teutonici consideravano quasi il giardino di casa, una situazione che potrebbe presto ripetersi in altri casi. Su quello extraeuropeo, una delle ragioni dell'interessamento della Cina verso EDP va rintracciata nella forte presenza dell'indebitata società portoghese nel settore delle rinnovabili in Brasile, una nazione verso la quale i cinesi mostrano sempre più interesse. Altro che soccorso all'Europa, insomma: la strategia del Dragone si snoda su un campo da gioco ancora più vasto.


di Antonio Talia

 

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