Cina e Usa evitano lo scontro sulla rivalutazione dello yuan

Luca Vinciguerra
SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
Cina e Stati Uniti aprono una tregua nella battaglia sul giusto valore dello yuan. Ieri, al termine della prima giornata d'incontri del Dialogo strategico ed economico, le due superpotenze hanno mostrato posizioni concilianti sulla delicata questione valutaria che da mesi infiamma le relazioni tra Pechino e Washington.
«La Cina continuerà a lavorare per riformare gradualmente il meccanismo di cambio dello yuan e per liberalizzare la sua economia», ha detto il presidente, Hu Jintao, in qualità di padrone di casa, aprendo i lavori del secondo summit tra Cina e Stati Uniti svoltosi durante l'amministrazione Obama. «I nostri due paesi devono lavorare insieme in modo coordinato per sostenere una piena ripresa dell'economia mondiale», ha aggiunto Hu, sottolineando che oggi l'aumento della domanda interna (condizione necessaria per riequilibrare gli scambi commerciali internazionali) è uno degli obiettivi prioritari del Governo cinese.
Niente di nuovo sotto il sole. I concetti espressi dal presidente cinese, infatti, sono l'esatta fotocopia di quelli espressi nel recente passato. Ma in politica internazionale il contesto ha la sua importanza, e quello di ieri era d'importanza strategica per le relazioni tra Cina e Stati Uniti. Assumervi un impegno, sebbene assai vago nelle modalità e nelle tempistiche, ha quindi una valenza particolare e un carattere quasi vincolante.
Gli americani hanno gradito e, dopo i toni ruvidi usati negli ultimi mesi, hanno raccolto il ramoscello d'ulivo offerto da Pechino. «Apprezziamo il fatto che i leader cinesi abbiano riconosciuto l'importanza di riformare il tasso di cambio - ha replicato il segretario al Tesoro americano, Timothy Geithner - Sarebbe un'operazione molto utile anche agli stessi cinesi, perché gli consentirebbe di contenere l'inflazione e di spingere le aziende private verso produzioni a maggiore valore aggiunto».
Nonostante i toni pacati usati ieri (e che saranno ripresi oggi nel comunicato finale) dai protagonisti del Dialogo strategico ed economico, per gli americani la questione yuan resta però un argomento su cui continuare a dare battaglia. Nel Congresso Usa si è creato un vasto gruppo di pressione trasversale che accusa la Cina di manipolare il valore della sua moneta a scopi protezionistici. Su questa base, ormai da mesi, gli americani vanno chiedendo a Pechino di sganciare il peg con il dollaro, adottato come misura anticrisi nell'estate 2008, e di lasciare rivalutare il renminbi. Ma finora la Cina ha sempre fatto orecchie da mercante, rivendicando la sua assoluta indipendenza nella gestione del cambio.
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25/05/2010