CINA E USA: DIALOGO S'INFRANGE SU ACCIAIO E ISOLE CONTESE

Di Eugenio Buzzetti

 

Pechino, 7 giu. - Le dispute di sovranità nel Mare Cinese Meridionale e l'acciaio dividono Cina e Stati Uniti, che si sono confrontate a Pechino nell'ottava edizione del Dialogo Economico e Strategico tra i due Paesi, l'ultimo sotto la presidenza di Barack Obama. La Cina si è impegnata a lavorare insieme agli Stati Uniti per fare rispettare le sanzioni nei confronti della Corea del Nord, anche se Washington e Pechino divergono sulle metodologie di approccio verso Pyongyang: gli Usa rimangono su posizioni più dure verso il regime di Kim Jong-un, mentre Pechino è formalmente per la ripresa dei colloqui a sei per la denuclearizzazione della penisola. Altro punto al centro di un'accesa polemica tra le due sponde del Pacifico è l'acciaio: la Cina si impegna a contenere la produzione in eccesso, ma non ha rinunciato a fare valere le proprie posizioni nel dibattito tra il ministro delle Finanze cinese, Lou Jiwei, e il segretario al Tesoro Usa, Jacob Lew. Nessun sostanziale progresso, invece, sul fronte delle dispute di sovranità nel Mare Cinese Meridionale con Pechino.

L'intesa raggiunta riguarda anche lo yuan, con gli Stati Uniti che da tempo non lo considerano più una valuta manipolata e Pechino che promette di non procedere a svalutazioni competitive. Qualche passo in avanti si registra anche sul piano degli investimenti, con entrambe le parti che si sono dette d'accordo nell'accogliere gli investimenti provenienti dalla sponda opposta dell'Oceano. Il tema degli investimenti era stato trattato anche dallo stesso Xi Jinping, ieri, all'apertura del Dialogo: il presidente cinese aveva sottolineato l'importanza di finalizzare del trattato bilaterale. Nonostante le divergenze che ancora permangono tra Cina e Stati Uniti, il segretario di Stato Usa, John Kerry, si è detto soddisfatto dei progressi compiuti da entrambe le parti e ha definito la due giorni "un buon lavoro" sia in vista del vertice del G20 di settembre prossimo a Hangzhou, sia in vista dell'ultima visita in Cina di Barack Obama da presidente degli Stati Uniti, nei prossimi mesi.

Toni concilianti sulle politiche nel Pacifico di Cina e Stati Uniti li aveva utilizzati anche il presidente cinese, in apertura del forum. Alcune divergenze "non possono essere risolte al momento", aveva ammesso il presidente cinese, che ha però chiesto agli interlocutori americani di impegnarsi assieme alla Cina per non creare club esclusivi di amicizie nell'area Asia-Pacifico, ma di coltivare insieme i rapporti nella regione.  "Cina e Stati Uniti - era il messaggio di Xi - devono aumentare la fiducia reciproca". Più chiaro, invece, il messaggio di Yang Jiechi, consigliere di Stato cinese, che al segretario di Stato Usa, ha detto che la Cina "spera che gli Stati Uniti si attengano alla promessa di non parteggiare nelle dispute territoriali". Kerry ha sottolineato, invece, l'opposizione americana ad "azioni unilaterali" nell'area che possono essere viste come provocatorie, con riferimento implicito ai lavori di ampliamento che Pechino sta conducendo a scopo militare in alcune isole del Mare Cinese Meridionale rivendicate anche da altri Paesi.

Il dibattito forse più acceso si è avuto, invece, sull'acciaio. Già da domenica scorsa, davanti agli studenti dell'università Tsainghua, uno dei più prestigiosi atenei della capitale cinese, il segretario al Tesoro Usa, Jacob Lew, aveva sottolineato gli "effetti dannosi e distorsivi" sul mercato globale della sovrapproduzione di acciaio e aveva chiesto a Pechino. Lew aveva sottolineato di nuovo l'aspetto nel corso del Dialogo e la replica di Lou Jiwei non si è fatta attendere. Il ministro delle Finanze cinese ha sottolineato che Pechino si impegna nel contrasto alla produzione in eccesso di acciaio (una mossa apprezzata anche dagli imprenditori europei, secondo il Business Confidence Survey pubblicato oggi da parte della Camera di Commercio dell'Unione Europea in Cina) ma che la sovraccapacità del settore è stata in parte anche il risultato degli investimenti in infrastrutture compiuti tra il 2009 e il 2011, quando "il mondo intero era grato alla Cina per avere sostenuto la crescita". Oggi, invece, ha sottolineato Lou, "si punta il dito sui problemi di sovraccapacità della Cina". 

 

07 MAGGIO 2016


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