Cina e Medio Oriente non rinunciano al lusso

Giulia Crivelli
«Siamo tutti, nessuno escluso, nel mezzo di un uragano. Ma non dobbiamo farci schiacciare dal pessimismo, perché nel secondo semestre dell'anno dovremmo vedere i primi segnali di ripresa. O, perlomeno, di un calo meno pesante».
Le parole di Armando Branchini, segretario generale della Fondazione Altagamma, vogliono essere più di una dichiarazione d'intenti: «Ho passato gli ultimi mesi a studiare le più importanti crisi economiche degli ultimi 40 anni. All'uscita di ogni tunnel, il settore del lusso è sempre il primo a ripartire e torna a crescere a ritmi superiori a quelli dell'anno precedente la crisi. Quando arriverà, l'accelerazione riguarderà tutte le aziende che, nel mondo, operano nell'alto di gamma e per il nostro Paese potrà essere un importante volano: l'Italia copre il 30% del mercato globale del lusso».
Lungi da Branchini, però, pensare che, archiviata la crisi, tutto tornerà come prima: «I consumatori saranno più consapevoli: all'attenzione per la qualità aggiungeranno quella per la sostenibilità sociale e ambientale di ogni prodotto, anche e forse soprattutto se di lusso. Le aziende invece saranno rafforzate perché questi mesi difficili hanno spinto tutti a riflettere e a migliorare ogni processo aziendale. Ma ricordiamo una cosa: la stragrande maggioranza delle aziende italiane dell'alto di gamma, al 30 giugno 2008, prima che la tempesta finanziaria si abbattesse sui mercati mondiali, aveva bilanci in ordine e strategie impeccabili. Per resistere bastano piccoli aggiustamenti, nessuno deve stravolgere il proprio modello di business».
«Si conferma il fatto che le aziende che negli ultimi anni hanno seguito un modello di espansione sano, mantenendo i conti a posto e crescendo con realismo e su solide basi finanziarie – aggiunge Leonardo Ferragamo, presidente della Fondazione Altagamma – sono quelle che si sono ritrovate con gli strumenti più adatti ad affrontare questa difficile fase».
I dati più recenti sull'andamento dei consumi di lusso emergono dall'ultima indagine congiunturale della Fondazione Altagamma, che confronta il periodo maggio-giungo 2009 con lo stesso bimestre del 2008: i settori dei beni di lusso (moda, design, gioielleria e alimentare) hanno avuto un calo che si colloca tra "leggero" e "significativo", come somma di un maggio piuttosto negativo e un giugno in miglioramento. Per quanto riguarda i mercati, l'Italia ha registrato un calo rispetto al 2008 e l'Europa occidentale ha reagito allo stesso modo. I mercati della Grande Cina (Repubblica popolare cinese, Hong Kong, Macao, Taiwan) sono invece tuttora in crescita, mentre il Giappone ha mostrato nel bimestre un ulteriore frenata rispetto a un 2008 che era stato già calante (per il quarto anno consecutivo) rispetto all'anno precedente. «Anche il Medio Oriente registra una leggera crescita – sottolinea Branchini – mentre gli Stati Uniti, culla e causa della crisi finanziaria ed economica mondiale, continuano a rivelarsi in calo significativo rispetto agli stessi mesi del 2008. I mercati dell'America Latina, invece, in particolare Messico, Brasile e Argentina, sono in leggera crescita».
Per l'intero 2009, Branchini conferma le previsioni fatte da Altagamma nel marzo scorso: l'ebitda delle aziende del lusso calerà del 20%. A soffrire di più saranno i consumi di orologi e gioielli (-12,3%) e l'abbigliamento (-8,7%). Conterranno le perdite borse e scarpe (-6,2%) e profumi e cosmetici (-4,8%). Il calo complessivo delle vendite potrebbe essere a una cifra sola. Che si riduce ulteriormente a «qualche punto percentuale» per l'alimentare, come sottolinea Andrea Illy, vicepresidente della Fondazione: «La diminuzione dei consumi alimentari d'alta gamma riguarda per lo più prodotti da regalo o ostentativi, ma la propensione per la qualità, il prestigio e la reputazione resta invariata».
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22/07/2009