Cina e India contro i dazi ambientali

Dario Aquaro
Cina e India all'attacco della "carbon tariff", l'imposta sulle importazioni altamente inquinanti. Con un annuncio pubblicato ieri sul sito del ministero del Commercio, Pechino ha chiarito ufficialmente la propria posizione: no a una tassa che in nome della tutela ambientale penalizzi gli scambi commerciali, no ai tentativi di promuovere il protezionismo con il pretesto dei cambiamenti climatici.
La "tassa sul carbone" fa riferimento all'idea avanzata da Stati Uniti, Canada e Unione europea di elevare i dazi alle importazioni dai paesi che non si impegnano a ridurre le emissioni inquinanti. Una misura che secondo la Cina violerebbe le regole della Wto e lo spirito del protocollo di Kyoto, perché si colpirebbero seriamente gli interessi dei paesi in via di sviluppo. «Si finge di tutelare l'ambiente, ma in realtà si protegge il commercio».
Il documento cinese non menziona alcun paese specifico, reo di aver ventilato la "carbon tariff". Ma il riferimento è chiaro: Stati Uniti, Canada e Unione europea. In particolare, l'idea dei dazi ambientali sembra interessare il presidente francese Nicolas Sarkozy. Permetterebbe infatti alle nazioni più ricche di proteggere le industrie domestiche che, a causa delle spese per il taglio all'inquinamento, temono di perdere competitività nei confronti di quelle dei paesi in via di sviluppo, non vincolate ad alcun limite ambientale.
La scorsa settimana la Camera del Congresso americano ha votato il piano climatico che impone un taglio alle emissioni, una riduzione del 17% rispetto ai livelli raggiunti nel 2005 e quasi dell'80% entro il 2050. Lo stesso provvedimento include clausole che consentono al governo di intraprendere azioni contro i partner commerciali, nonché di imporre un'imposta punitiva per i paesi che non si impegneranno concretamente a ridurre l'inquinamento, ma solo dal 2025.
L'imposizione dei dazi «non aiuterà a rinforzare la fiducia che la comunità internazionale possa cooperare nella gestione della crisi economica», afferma il ministero del commercio cinese. «La comunità internazionale non può essere tenuta a freno dalle ossessioni di politica interna del presidente Obama», gli fa eco un dirigente indiano intervistato dalla Reuters.
I proclami arrivano nel mezzo dei dibattiti e dei negoziati sul climate change. La prossima settimana, parallelamente al vertice del G-8 dell'Aquila, si svolgerà il Major Economies Forum on Climate, lanciato in marzo da Barack Obama e al quale prenderanno parte i rappresentanti di 17 paesi.
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04/07/2009