CINA CONTRO VIETNAM: NUOVE SCINTILLE

CINA CONTRO VIETNAM:  NUOVE SCINTILLE

Pechino, 14 giu.- "Non siamo intenzionati a impiegare la forza, né a minacciare di impiegarla": lo ha detto nel pomeriggio di oggi il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino Hong Lei, esprimendosi sulla controversia territoriale nel Mar Cinese Meridionale che nelle ultime settimane sta inasprendo sempre più le relazioni tra Cina e Vietnam.

 

"Alcune nazioni hanno intrapreso azioni unilaterali per sminuire la sovranità, i diritti marittimi e gli interessi cinesi - ha proseguito Hong, senza mai nominare direttamente il Vietnam -, rilasciando dichiarazioni irresponsabili e infondate nel tentativo di complicare la situazione nel Mar Cinese Meridionale. Questo è il cuore del problema".

 

La posizione ufficiale di Pechino, quindi, appare chiara: pur non essendo per il momento intenzionata a impiegare l'esercito, la Cina non intende cedere di un millimetro sulla sovranità delle Isole Spratly, che i cinesi chiamano Nansha.

La disputa era esplosa nuovamente la scorsa settimana, dopo che Hanoi aveva denunciato quella che viene percepita come una nuova provocazione di Pechino in acque che il Vietnam rivendica come territorio esclusivo: secondo quanto riferito dalla portavoce del ministero degli Esteri di Hanoi Nguyen Phuong Nga, nella prima mattinata di giovedì un'imbarcazione cinese avrebbe sconfinato nelle acque territoriali del Vietnam nel tentativo di tranciare i cavi posti ad altra profondità da un'imbarcazione vietnamita. Rimasto intrappolato, l'equipaggio cinese ha richiamato sul posto altre due navi di Pechino, che hanno circondato la nave vietnamita. "Si tratta dell'ennesimo episodio di una campagna intenzionale e sistematica che la Cina ha avviato nei nostri confronti" ha dichiarato la portavoce: il 26 maggio i cinesi avevano tagliato i cavi posati da un'altra nave vietnamita, mentre la stessa imbarcazione al centro dell'incidente di ieri - la Viking 2 - era già stata circondata da tre navi del Dragone alla fine del mese scorso.

 

L'ultimo incidente ha provocato un'ondata di proteste nazionaliste in diverse città vietnamite, ma la situazione nel Mar Cinese Meridionale è resa ancora più complicata dalla presenza di altri attori: Filippine, Brunei, Malaysia, Taiwan, oltre a Cina e Vietnam, rivendicano tutti una porzione di sovranità nell'area e il diritto di intraprendere esplorazioni in un'area considerata particolarmente ricca di giacimenti di petrolio e gas. Ad avanzare le ambizioni più ampie è senz'altro la Cina, che proclama l'intero Mar Cinese Meridionale come zona economica esclusiva.

 

Hanoi, da parte sua, non sembra intenzionata a cedere di un millimetro: il governo vietnamita, che negli ultimi giorni ha lanciato una serie di esercitazioni militari nella zona contestata, ha pubblicato oggi un decreto con il quale vengono elencate le categorie di cittadini esenti dalla leva in caso di conflitto, in una chiara mossa per alzare ulteriormente i toni. Frattanto le Filippine, che avevano denunciato incidenti simili negli ultimi mesi, hanno invocato l'intervento del tradizionale alleato statunitense per bocca del presidente Benigno Aquino: "Non vogliamo l'inizio di alcuna ostilità - ha detto oggi Aquino -, ma forse la presenza dei nostri partner, gli Stati Uniti, potrebbe assicurare a tutti libertà di navigazione nelle acque del Mar Cinese Meridionale".

 

Un intervento che in qualche modo lo stesso segretario di Stato USA Hillary Clinton aveva ventilato l'anno scorso, affermando che la circolazione nell'area "rientra negli interessi degli Stati Uniti". La percezione che Pechino potrebbe avere di questo intervento è stata espressa dal quotidiano dell'esercito cinese, il Liberation Army Daily: "Ci opponiamo con veemenza all'intrusione di potenze esterne nella controversia - si legge nell'editoriale pubblicato ieri - qualsiasi nazione che non è direttamente coinvolta si tenga fuori dalla questione".

 

di Antonio Talia

 

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