CINA CONTRO UNILEVER "PANICO DA INFLAZIONE"

Pechino, 6 mag.- È scontro aperto tra Pechino e la multinazionale Unilever: la Commissione Nazionale Sviluppo e Riforme –il principale organo di pianificazione economica del governo - ha multato il colosso anglo-olandese per aver riferito alla stampa cinese di possibili aumenti su alcuni prodotti."I commenti dei funzionari Unilever su possibili rincari hanno intensificato le aspettative inflazionarie tra i consumatori - si legge nel comunicato diffuso oggi dalla Commissione - e stanno seriamente distorcendo l'ordine del mercato". La società, che in queste ore sta mettendo a punto un comunicato di risposta, è stata condannata al pagamento di 2 milioni di yuan (211mila euro).

 

Secondo il governo cinese, alcuni dirigenti del colosso europeo hanno violato l'ordine di evitare commenti sull'inflazione, rilasciando all'agenzia di stato Xinhua e ad alcuni quotidiani economici cinesi dichiarazioni sui prossimi rincari di beni come spaghetti istantanei (popolarissimi in Cina), liquori e alcuni prodotti per l'igiene. "Le dichiarazioni di Unilever hanno causato in diversi casi una corsa all'acquisto dei prodotti nei supermercati" si legge ancora nella nota diffusa dalla Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme.

 

I continui rincari del costo della vita costituiscono da mesi la priorità della leadership cinese. Nonostante le numerose misure varate dal governo (tra cui quattro aumenti dei tassi d'interesse e nove incrementi dei requisiti di riserva obbligatoria delle banche da ottobre ad oggi), a marzo l'indice dei prezzi al consumo è cresciuto del 5.4% rispetto allo stesso mese del 2010, l'aumento più pesante degli ultimi tre anni. Le autorità di Pechino stanno tentando di raffreddare le aspettative dell'opinione pubblica in merito ai possibili nuovi incrementi dei prezzi dei prossimi mesi: il timore è che tali aspettative possano innescare una reazione a catena in cui l'aumento dei prezzi scatena richieste di salari più alti.  Alla fine di aprile, ad esempio, i trasportatori avevano paralizzato per tre giorni il porto di Shanghai per protestare contro i rincari dei costi dei carburanti, uno sciopero "coordinato"- poi circoscritto a livello locale -  che rientra tra i peggiori scenari prevedibili dal governo di Pechino.

 

di Antonio Talia

 

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