CINA BATTE USA PER ENERGIA EOLICA

CINA BATTE USA  PER ENERGIA EOLICA
Pechino, 26 gen.- Pechino batte Washington sul fronte dell'energia eolica. Secondo i dati pubblicati lunedì dalla American Wind Energy Association, l'associazione di categoria statunitense, nel 2010 la Cina ha aumentato del 62% la sua capacità di produrre energia da fonti eoliche - raggiungendo la quota di 41800 megawatts -, mentre nello stesso periodo gli Stati Uniti hanno incrementato la loro di solo il 15%, per un totale di 40180 megawatt. Secondo l'associazione, gli USA hanno chiuso il 2010 con nuove installazioni capaci di generare energia per soli 5115 megawatt, un risultato deludente che corrisponde a circa la metà di quello raggiunto nel 2009.

 

 

Quello delle energie rinnovabili si prospetta come un nuovo campo di scontro tra il Dragone e l'Aquila Americana?

 

 

Sembra proprio di sì, dato che il 22 dicembre scorso gli Stati Uniti hanno aperto in sede WTO una controversia nei confronti della Cina, colpevole - secondo la United Steelworker, il più importante sindacato USA - di distorcere la concorrenza attraverso sussidi di stato. Al centro delle accuse c'è l'ambizioso programma cinese, che con 6.63 miliardi di yuan di fondi (un miliardo di dollari, circa 770 milioni di euro) e un'aggressiva politica di prestiti facili e costi contenuti per lo sfruttamento dei terreni, starebbe di fatto chiudendo il mercato dell'Impero di Mezzo a tutti gli altri concorrenti, americani in testa.

 

 

La risposta cinese non si è fatta attendere; in una nota ufficiale il ministero del Commercio estero di Pechino ha reso noto che il programma cinese è in "linea coi regolamenti WTO" e contribuirà "al risparmio energetico e alla salvaguardia dell'ambiente". Il "Fondo speciale per l'energia eolica", istituito dalla Cina nel 2008, garantisce un sussidio di 600 yuan (circa 66 euro) per kilowatt alle aziende nazionali per coprire i costi di ricerca e sviluppo sulle turbine eoliche.

 

 

E mentre numerosi osservatori sostengono che la controversia, a causa della sua complessità, non giungerà ad alcuna risoluzione se non nel giro di un anno, uno studio pubblicato dal New Energy World Network sostiene che nel 2015 il mercato mondiale delle turbine eoliche avrà raggiunto ricavi per 73.5 miliardi di dollari, con una capacità di installazione che crescerà al ritmo del 17% annuo, per conseguire un aumento di 236 gigawatt nel corso dei prossimi quattro anni. La Cina guiderà il balzo del settore nell'area Asia-Pacifico, con un tasso di crescita annuo del 15%; Pechino, che secondo l'IEA nel 2009 ha superato gli USA diventando il primo consumatore di energia del mondo, mostra tuttavia ancora un'enorme dipendenza dal carbone (69% del fabbisogno energetico; ma secondo altre fonti si viaggerebbe intorno al 75%) e dal petrolio e gas naturale (22%). 

 

 

Il governo punta ad assicurare entro il 2020 una fornitura di energie non fossili pari al 15% del fabbisogno e una riduzione, entro il 2015, dell'energia proveniente dal carbone che, secondo i nuovi piani, si attesterà al 63%. Un enorme programma che, sul versante eolico, secondo alcuni rischia addirittura di affrontare una sovrapproduzione, dovuta proprio ai finanziamenti garantiti dal governo: "La Cina ha ormai oltre 70 impianti per la produzione di equipaggiamenti adatti allo sfruttamento dell'energia eolica - ha dichiarato qualche mese fa il vicepresidente della Chinese Renewable Energy Society Meng Xiangan nel corso di un forum - e  la domanda nazionale per queste tecnologie sta per essere superata. Inoltre, la qualità di gran parte di questi prodotti non è stata ancora completamente verificata".

 

 

di Antonio Talia

 

 

 

 

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