Cina batte Regno Unito

Il mercato globale dell'arte e dell'antiquariato riparte nel 2010 raddoppiando il fatturato (+52% a 42,9 miliardi di euro) rispetto all'annus horribilis 2009. I valori del 2010 riportano il mercato ai valori pre-crisi del 2008 (42,1 miliardi): è la fotografia del mercato scattata dall'ultimo «Global Art Market 2010: Crisi e Ripresa», commissionato ad Arts Economics da The European Fine Art Foundation, la fondazione che organizza il Tefaf, la fiera d'arte e antiquariato di Maastricht inauguratasi ieri e che dura fino al 27. La ricerca, basata su dati forniti da mercanti, case d'asta, collezionisti e altre fonti, è stata realizzata da Clare McAndrew, fondatrice di Arts Economics.
Chi ci guadagna dalla ripresa? Considerando i dati d'asta, gli Stati Uniti riprendono la leadership in modo più saldo, grazie anche al dollaro debole, con un +34% a 6,5 miliardi di euro, incalzati dal mercato cinese, che non ha accusato crisi, anzi è stato rafforzato dai nuovi ricchi a caccia di collezioni: così nel 2010 sono stati scambiati valori per 5,8 miliardi (+28,2%). L'Unione Europea ha fatturato tra aste e gallerie 15,9 miliardi (+30% sul 2009) con una quota del 37%, tuttavia perdendo il 16% dal 2003. Così il Regno Unito scende al terzo posto con 4,2 miliardi e il 20,3% di quota di mercato globale, seguita in Europa da Francia (5,5%), Germania (2%), Svizzera (1,8%) e Italia (1,1%). Il mercato è cresciuto di valore grazie ai prezzi alti: i lotti venduti per oltre 50mila € rappresentano l'81% del valore e il 5% dei volumi, che in generale sono cresciuti solo del 13%.
Ma dove vengono scambiate le opere prestigiose? Il 73% delle transazioni oltre i 50mila € vengono chiuse sulle piazze americane e cinesi.
Come si divide il mercato? I galleristi hanno generato il 51% delle vendite per 21,9 miliardi di euro – con una media del 30% durante le fiere –, mentre le case d'asta il 49% a 20,9 miliardi. Nei mercati maturi sono le gallerie a registrare oltre il 70% degli scambi e solo il 10% in quelli emergenti. La tradizionale galleria d'arte che si affaccia sulla strada, è in declino perché costa troppo, si preferiscono le fiere o le settimane d'arte.
La leadership delle case d'asta incorona Sotheby's e Christie's con circa 3,5 miliardi di fatturato ciascuna, cresce naturalmente anche il peso delle case d'asta di seconda fila soprattutto in Cina.
L'arte moderna e contemporanea rappresentano il 58% del mercato complessivo, quest'ultima però in asta perde il 66% del valore, mentre il Moderno guadagna oltre il 100%. Letta in controluce la crescita di Usa e Cina evidenzia le difficoltà del Vecchio continente: se l'anno prossimo la tassazione sull'arte oggi in vigore nella Ue verrà estesa anche al Regno Unito, Irlanda, Olanda e Austria, il mercato europeo rischia di peggiorare ulteriormente il già debole appealing, incoraggiando gli operatori a mettere in vendita le loro opere altrove. E già Malta, come indicato da «Plus 24» del 29 gennaio, può rappresentare con un'imposta complessiva del 10% un varco nella fallita armonizzazione fiscale della Ue. Il Regno Unito rimane il più importante mercato in Europa, con il 59% del totale della Ue, con una quota nel 2010 pari al 22% in calo dal 2006 del 5%. La Francia è il secondo mercato in Europa con il 16% delle vendite nella Ue e il 6% del totale mondiale. Il fatturato scambiato sul mercato italiano scende del 18% dal 2002 al 2010, ma va molto peggio nel più breve periodo: dal 2006 al 2010 si perde il 53,5% di mercato, attestando il fatturato complessivo d'asta a 250,2 milioni di euro dai 541,1 del 2008.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

19/03/2011