CINA: "ANCHE NOI VITTIME DI 500 MLN DI ATTACCHI HACKER"

CINA: "ANCHE NOI VITTIME DI 500 MLN DI ATTACCHI HACKER"
 Pechino, 11 ago- Non dateci la colpa, siamo anche noi delle vittime: in un rapporto diffuso martedì, la Cina rivela di essere stata oggetto di quasi mezzo milione di attacchi hacker nel solo 2010.

 

Secondo il dossier messo a punto da CNCERT (China's National Emergency Response Technical Team), una delle authority internet di Pechino, lo scorso anno sono stati 480mila i virus che hanno cercato di bucare il web cinese.  Gli attacchi hacker provenienti da oltre confine sarebbero 221mila: la maggior parte degli indirizzi IP che hanno scatenato atti di pirateria informatica contro la Cina hanno origine negli Stati Uniti (32.487, pari al 14.7%), mentre al secondo posto della classifica dei corsari online che tentano l'arrembaggio al Dragone c'è l'India, con 19.948 attacchi, pari all'8.8% del totale.

 

Non solo. Sempre secondo il rapporto CNCERT, sono circa 35mila i siti cinesi che gli hacker sono riusciti a bucare, di cui oltre 4.500 sarebbero siti governativi.

 

Il rapporto cinese arriva a una settimana di distanza da quello pubblicato da McAfee sulla cosiddetta "rete di spionaggio" Shady RAT: secondo le analisi condotte nei laboratori della società che ha creato il celebre antivirus, Shady RAT avrebbe lanciato cyber attacchi contro 72 diverse organizzazioni governative di tutto il mondo (questo articolo). Ma chi c'è dietro il "Topo Losco" (RAT sta anche per Remote Access Tools), come è stata soprannominata la rete hacker? Secondo Mc Afee, il colpevole più plausibile è "un attore istituzionale, anzi statale".  Tra la lista delle vittime del Ratto ci sono il Comitato Olimpico, ma anche il governo statunitense, quello indiano, e quello di Taiwan, l'isola che si proclama indipendente ma che Pechino considera alla stregua di una provincia ribelle. Malgrado McAfee si sia rifiutata di nominarla esplicitamente, il primo indiziato è senz'altro la Cina, seguita a breve distanza da Mosca, come hanno reso noto fonti informali vicine alla società.

 

Adesso, col rapporto più recente, Pechino ribadisce di essere essa stessa vittima di attacchi cibernetici, e invita la comunità internazionale a una più stretta collaborazione per vigilare sulla pirateria in rete.

 

La Cina è stata spesso oggetto di critiche per le sue supposte attività di hacking: accuse sempre respinte con forza anche dopo lo scoppio del caso Google, nel gennaio del 2010, quando la società di Mountain View accusò il Dragone di essere la fonte d'origine di una serie di attacchi che avevano colpito il primo motore di ricerca al mondo, insieme a una lunga serie di internet company americane.

 

di Antonio Talia

 

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