Cina, allarme insolvenza sulle carte di credito

Luca Vinciguerra
SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
La politica del credito facile presenta il conto alle autorità monetarie cinesi. Ed è un conto salato: nel terzo trimestre del 2009 le insolvenze sulle carte di credito sono aumentate del 127% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
A fine settembre i pagamenti arretrati di almeno sei mesi sulle carte di credito circolanti in Cina ammontavano a 7,4 miliardi di yuan (720 milioni di euro). Gli insoluti rappresentano circa il 3,4% del totale erogato nel periodo considerato dalle banche cinesi per finanziare il credito al consumo nazionale. Si tratta di una percentuale piuttosto contenuta, soprattutto se paragonata al 7% dell'Europa e al 14% degli Stati Uniti.
Ciononostante, la recente impennata delle insolvenze sul credito al consumo ha messo in allarme le autorità monetarie del Dragone. «È un fenomeno preoccupante che va monitorato con la massima attenzione», ha avvertito la People's Bank of China, comunicando i dati relativi alle sofferenze sulle carte di credito del terzo trimestre 2009.
La lievitazione costante del tasso di default della moneta elettronica è il risultato della politica aggressiva perseguita negli ultimi anni dalle banche cinesi. Con il beneplacito della Pboc e del Governo, queste ultime hanno spinto l'acceleratore sul credito al consumo, promuovendo con ogni mezzo la diffusione delle carte tra il grande pubblico. C'è chi ha regalato giocattoli, stoviglie, coupon per convincere la gente a sottoscrivere le tesserine magnetiche arrivate da oltre Oceano per sostituire il vil denaro.
Il risultato è che oggi oltre la Grande Muraglia circolano 175 milioni di carte di credito, con le quali nei primi nove mesi di quest'anno le nuove cicale cinesi hanno fatto acquisti per un totale di 1.240 miliardi di yuan (121 miliardi di euro), il 40% in più rispetto allo stesso periodo del 2008. Le penetrazione delle tesserine magiche, però, resta ancora molto bassa: 0,13 carte per ogni cittadino, una bazzecola rispetto alle 5 carte possedute mediamente da ogni americano.
Il potenziale di crescita, dunque, è enorme. Ma, come insegna proprio l'esperienza degli Stati Uniti, l'opportunità va sfruttata con molta cautela. Il boom del credito al consumo cinese, infatti, ha finito per mettere centinaia di migliaia di tesserine magnetiche nel portafoglio di gente poco meritevole di credito. Così le banche, che negli ultimi dodici mesi a seguito delle politiche di credito facile promosse da Pechino hanno visto salire progressivamente le sofferenze nei propri bilanci, si sono ritrovate sempre più esposte anche su questo fronte.
Malgrado ciò, per gli sportelli del Dragone lo sviluppo delle carte di credito resta una priorità strategica. China Minsheng Banking, il principale istituto privato del paese, punta a raddoppiare a 12 milioni il numero delle carte di credito sottoscritte dalla propria clientela nel giro di un paio d'anni.
ganawar@gmail.com

02/12/2009