CINA AGLI USA: "NON INCONTRATE IL DALAI LAMA"

CINA AGLI USA: "NON  INCONTRATE IL DALAI LAMA"

Pechino, 8 lug.- Il copione è già scritto e già conosciuto, ma nessuno degli attori si esime dal metterlo in scena ogni volta che se ne presenta l'occasione: i protagonisti sono ancora USA e Cina, l'evento è l'ennesima visita del Dalai Lama a Washington. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hong Lei, ha chiesto ieri ai funzionari del governo americano di non incontrare il leader spirituale tibetano, che secondo la visione di Pechino ha come obiettivo la secessione del Tibet dalla Cina.

 

 

"Ci opponiamo alle subdole visite del Dalai Lama, che egli utilizza per impegnarsi in attività finalizzate alla divisione della patria - ha detto ieri Hong nel corso di una conferenza stampa di routine -,e nello stesso tempo ci opponiamo a qualsiasi governo straniero che sostenga o legittimi tali attività del Dalai Lama. Speriamo che gli Stati Uniti si attengano strettamente alle loro promesse sulla questione tibetana e gestiscano la visita con l'appropriata cautela".

 

 

Lo scorso anno Barack Obama aveva incontrato il Dalai Lama, attirandosi accese critiche da parte di Pechino (questo articolo). Nel corso della sua visita di quest'anno, iniziata mercoledì, il leader spirituale ha incontrato il portavoce della House of Representatives John Boehner e il leader democratico Nancy Pelosi, insieme ad altri parlamentari statunitensi.

 

 

Nella giornata di mercoledì il Dalai Lama aveva incontrato anche il sottosegretario di Stato per la Democrazia e gli Affari Internazionali Maria Otero, ma al momento non si hanno altre notizie sulla sua agenda né su altri incontri con funzionari americani di livello più alto: di sicuro c'è solo che a Washington il Dalai Lama terrà un discorso aperto al pubblico nella giornata di sabato. 

 

La portavoce del dipartimento di Stato Victoria Nuland ha dichiarato che la Cina ha già espresso le sue lamentele per l'incontro con Otero, che ricopre anche il ruolo di coordinatore del dipartimento di Stato per la questione tibetana.

 

 

Il gioco delle parti, insomma ,continua come al solito. La questione tibetana rappresenta tuttavia una vera spina nel fianco per il governo cinese: dopo la grande rivolta anticinese del 1959, in seguito alla quale il Dalai Lama fuggì in India, la regione è stata spesso fonte di tensione per la leadership del Dragone, fino alle sanguinose rivolte scoppiate nell'aprile del 2008.

 

 

di Antonio Talia

 

 

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