CINA-GIAPPONE NUOVE FRIZIONI

CINA-GIAPPONE  NUOVE FRIZIONI

Roma, 14 set.- Ancora tensioni nel Mar Cinese Orientale: dopo l'arresto dell'equipaggio del peschereccio cinese avvenuto la scorsa settimana al largo delle isole Diaoyu, la Cina ha accusato il Giappone di aver provocato una "grave situazione" tra i due paesi, e ha chiesto l'immediato rilascio del capitano, tuttora in stato di fermo. "Il Giappone ha provocato questo grave incidente e deve assumersene le responsabilità. È imperativo che il capitano sia rilasciato immediatamente sano e salvo" ha detto oggi la portavoce del ministero degli esteri Jiang Yu. "La Cina, dopo aver preso in considerazione tutti gli elementi, ha deciso di posporre la visita della delegazione NPC in Giappone'' ha aggiunto Jiang, in riferimento alla visita dei  rappresentanti del Congresso Nazionale del Popolo in programma a Tokyo a partire da mercoledì.

 

Secondo la versione giapponese, il comandante ha intenzionalmente speronato le due motovedette nipponiche mentre erano di pattuglia nelle acque al largo delle isole Daoyu, territorio da sempre conteso dalle due parti. Lunedì scorso Tokyo ha rilasciato i 14 membri dell'equipaggio e ha consentito il ritorno del peschereccio in Cina, ma la liberazione non è servita a placare la rabbia di Pechino, che definisce "illegale" l'arresto del capitano. Un portavoce dell'ufficio della procura di Ishigaki ha reso noto che secondo la legge giapponese l'uomo può essere trattenuto fino a 20 giorni, in attesa delle indagini e della formulazione dei capi d'accusa. "Abbiamo pescato in quelle stesse acque come fossero cinesi per generazioni,- ha dichiarato all'Agenzia Nuova Cina uno dei 14 pescatori liberati- non abbiamo fatto niente di male, e non capiamo come abbiano potuto arrestarci".

 

Intanto, il primo ministro giapponese Naoto Kan manda segnali concilianti ai cinesi: "È necessario sia per il Giappone che per la Cina sforzarsi di condurre in modo ragionevole le relazioni bilaterali", ha detto Kan ai media internazionali.  Secondo Takehiko Yamamoto, professore alla Waseda University di Tokyo, un'escalation dello scontro lederebbe gli interessi di entrambi i contendenti: "Giappone e Cina sono due giganti dell'economia dell'Asia e del Pacifico. Pertanto è improbabile che Pechino abbia scelto di collegare questa disputa alle questioni economiche ,e quindi peggiorare i legami commerciali bilaterali. La perdita sarebbe troppo grande per entrambe le parti". Tuttavia, a causa delle potenziali riserve di gas e greggio presenti nei pressi delle isole, la controversia territoriale non sembra destinata a risolversi in tempi brevi: secondo le proiezioni cinesi le isole Diaoyu- che i giapponesi chiamano Senkaku-  nascondono oltre 20mn di barili di petrolio e gas naturale pari al 20% delle riserve cinesi stimate.

 

 

 

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