Cina-Brasile, tregua sulle valute

BUENOS AIRES. Dal nostro corrispondente
La prima ad arrivare. Il presidente brasiliano, Dilma Rousseff, è sbarcato sull'isola cinese di Hainan prima di tutti gli altri leader dei Brics (il blocco commerciale costituito da Brasile, India, Russia, Cina e Sud Africa). Un messaggio politico molto esplicito, che fa passare in secondo piano i contrasti sul tema dei cambi.
Il vero e proprio vertice Brics inizierà domani. Ma la delegazione brasiliana, pragmatica ed efficiente, porta a casa anche una ricca commessa: la vendita di 35 aerei prodotti da Embraer. Sono gli E190 e saranno adottati dalla China Southern e da Heibei Airlines. Un affare da 1,4 miliardi di dollari che un funzionario brasiliano del ministero dell'Economia, interpellato dal Sole 24 Ore, ha definito come «la dimostrazione palese della forza brasiliana anche nei settori ad alta tecnologia».
Nei prossimi giorni è inoltre prevista la firma di un'intesa tra Pechino e Brasilia per la produzione in Cina dell'aereo di un altro costruttore brasiliano, il Legacy 600. Poi altri accordi in settori clou: quello petrolifero, la difesa e le nanotecnologie.
Il ministro delle Finanze brasiliano, Guido Mantega, continua però a denunciare i disagi dell'economia brasiliana e la perdita di competitività delle sue imprese, prime vittime della "guerra delle valute".
La sopravvalutazione del real, la moneta brasiliana, è ormai troppo onerosa per il sistema industriale brasiliano. E Rousseff, così come l'ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva, oggi ribadirà a Hu Jintao di non voler pagare il prezzo degli squilibri globali, sanabili solo con un'intesa tra Stati Uniti e Cina.
Sul tappeto anche altre rimostranze, avanzate da Sergio Amaral, ex ministro brasiliano del Commercio che guida la potente Associazione imprenditoriale Brasile-Cina, che ha sede a Rio de Janeiro. Amaral ha già anticipato che «le relazioni commerciali dovranno essere più eque, ora sono decisamente sbilanciate: l'84% delle esportazioni brasiliane verso la Cina è costituito da materie prime mentre il 98% dell'export cinese verso il Brasile da beni manifatturieri. E infine gli investimenti che i cinesi hanno promesso in Brasile per ora si sono limitati ai settori legati alle materie prime».
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13/04/2011