Chongqing roccaforte dell'industria

Luca Vinciguerra
SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
I suoi abitanti la considerano un posto incantevole. E guai a contraddirli. In realtà, è difficile trovare al mondo una città peggiore di questa: umida, caliginosa, inquinata, opprimente. Benvenuti a Chongqing, l'area metropolitana più grande del pianeta.
Questa gigantesca colata di ferro e cemento che si distende senza soluzione di continuità tra le colline adagiate sulla confluenza dei fiumi Yangtze e Jialing nel Sud Ovest della Cina è grande quanto l'Austria e ospita 32 milioni di persone. Quanti siano i cittadini e quanti i rurali (anche per l'anagrafe si tratta di due ceti distinti e separati) è impossibile dirlo. Così come è impossibile stabilire con esattezza dove finisca la campagna e dove inizi la città vera e propria.
Questa miscela non è casuale. Chongqing, infatti, è nel mondo il luogo con il processo di urbanizzazione più rapido, diffuso e travolgente. Basti pensare che, ogni anno, circa 500mila contadini abbandonano la terra per emigrare nella megalopoli del'Ovest cinese. Avanti di questo passo, entro il 2020 la popolazione locale dovrebbe superare 40 milioni di anime.
Porto fluviale di primaria importanza, crocevia degli scambi tra l'Est e l'Ovest cinese, Chongqing ha una storia antica che ne fa il perno degli insediamenti Han nel cuore della Cina. L'ultimo capitolo glorioso, prima dell'avvento del maoismo, lo scrisse Chiang Kai-shek. Durante la seconda guerra mondiale, il generalissimo decise di ritirarsi proprio a Chongqing per organizzare la resistenza contro le truppe di occupazione giapponesi. Fu così che molte industrie si spostarono armi e bagagli nella città, all'epoca parte integrante della Provincia di Sichuan (nel 1997 è diventata una municipalità autonoma).
Ma anche dopo la rivoluzione comunista - grazie all'opera di un sindaco destinato a diventare potente e famoso, Deng Xiaoping - Chongqing ha continuato a giocare un ruolo strategico per la classe dirigente cinese. Quando negli anni '60 Mao, preoccupato per le tensioni con l'Unione sovietica e per gli esiti della guerra in Vietnam, decise di erigere una "terza linea" industriale nel Sud Ovest del paese, scelse proprio Chongqing.
Forte di questa eredità, una decina di anni fa la metropoli è diventata il fulcro della politica del "Go West" varata dal governo cinese per promuovere la crescita economica delle regioni povere e depresse dell'interno. Così, sulla città si è riversata una montagna d'investimenti pubblici (circa 400 miliardi di dollari) che ne hanno cambiato la fisionomia e le prospettive.
Il rapido sviluppo infrastrutturale e le politiche d'incentivazione promosse da Pechino hanno catalizzato su Chongqing un enorme flusso di investimenti domestici e stranieri. Grazie a questi capitali, la municipalità è riuscita a consolidare la propria posizione di roccaforte occidentale dell'industria pesante cinese, diventando la capitale della produzione di motociclette, il terzo polo nazionale per la fabbricazione di automobili, e un insediamento obbligato per la siderurgia, la meccanica, l'agroalimentare e la chimica di base.
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30/05/2010