CHI E' XI JINPING

CHI E' XI JINPING

Pechino, 19 ott. - Il vice presidente cinese Xi Jinping è stato nominato vice presidente della Commissione militare centrale del Partito comunista. Dall'ultima giornata del quinto plenum del diciassettesimo comitato centrale del Pcc è uscito il nome del probabile erede del presidente Hu Jintao a segretario generale del partito e conseguentemente a capo dello Stato. La nomina sarebbe dovuta arrivare già dodici mesi fa. Rumors indicarono funzionari legati alla potente Lega giovanile comunista come gli artefici della mancata promozione. La Lega è la base di potere dello stesso Hu e, secondo gli analisti, l'ascesa di Xi quando mancavano ancora tre anni alla fine del secondo mandato presidenziale di Hu, avrebbe potuto ridurre l'autorità del capo di Stato.


Benvenuti nell'era dei principini, ha scritto su Twitter Secretary Zhang, noto personaggio del mondo web cinese, suo malgrado simbolo del recente premio Nobel a Liu Xiaobo, uno dei tanti eventi che ha reso elettrica l'aria che ha circondato il Plenum del comitato centrale. La sua BBS (Bullettin Board System), 1984, celebre tra gli internauti per la libertà di critica anche su temi sensibili, è stata chiusa. Invitato a prendere un the da alcuni poliziotti, Secretary Zhang ha spento la sua agora on line, ma non ha smesso di dire la sua. Negativo anche il commento di Isaac Mao, altro blogger influente: «non è un segnale positivo per le riforme, Xi è in linea con l'idea del Partito unico».


Lo stress tour cinese


L'attuale Presidente Hu Jintao e il premier Wen Jiabao sono arrivati al Plenum in condizioni profondamente diverse: Hu Jintao – leader in equilibrio tra le diverse spinte del Partito – ha caratterizzato la sua attesa con un silenzio che ha segnato gli ultimi tempi di compromessi e congiure all'interno del gotha politico, come sempre avviene in occasione di incontri importanti. Wen Jiabao invece è arrivato alla conferenza con l'eredità mediatica delle parole incoraggianti rilasciate alla CNN sulle riforme democratiche e con un recente discorso su Hu Yaobang, l'ex leader cinese accantonato, la cui morte provocò l'ascesa del movimento nel 1989, che sapeva tanto di riabilitazione.

 

Wen Jiabao, detto anche Nonno Wen per la sua vicinanza alla popolazione nei momenti di terremoti e inondazioni, ha dato quindi un segnale preciso, che Hu Jintao pare non abbia voluto cogliere. Addirittura l'intervista del premier alla CNN è stata censurata dal Ministero della Propaganda: una decisione seguita da una dura lettera di membri anziani del Partito in cui si chiedevano aperture democratiche. E ancora, nell'immediatezza dell'inizio dei lavori la lettera di 100 intellettuali che chiedevano la liberazione di Liu Xiaobo. Il Partito Comunista non è monolitico come spesso ci viene raccontato o vuole sembrare: al suo interno esiste una dialettica, delle correnti e battaglie non da poco, che seguono spesso traiettorie suggerite da legami, i guanxi, più che linee ideologiche.


Il futuro è una palla di cannone acceso


Si è arrivati così ad un Plenum in cui le forze sembravano essere divise tra il gruppo di Shanghai che fa riferimento ai fedeli dell'ex leader Jiang Zemin, il cui uomo attuale di punta era Xi Jinping, e i populisti, ovvero i seguaci della linea dell'armonia suggerita da Hu Jintao e Wen Jiabao: due filoni che sono arrivati ad un compromesso, sancito nel nome di Xi Jinping. Su quest'ultimo, 57 anni, già a capo del Partito a Shanghai e della scuola di partito, pesa anche la provenienza: è infatti uno dei taizidang, il partito dei principi, figlio di Xi Zhongxun uno dei padri fondatori della Repubblica Popolare. Noto per il suo matrimonio con la famosa cantante Peng Liyuan, in un viaggio effettuato lo scorso anno in Messico, non aveva avuto parole incoraggianti circa il rapporto con l'Occidente: «Alcuni stranieri con la pancia piena non hanno niente di meglio da fare che puntare il dito contro la Cina. La Cina non esporta rivoluzione, così come non esporta fame e povertà. Cos'altro c'è da dire?»


La sua nomina finisce per porre nuovi scenari nell'orizzonte politico cinese: «Hu potrebbe diventare un'anatra zoppa», aveva scritto sabato l'Asahi Shimbun. Un concetto ribadito da una fonte diplomatica cinese citata dal quotidiano nipponico: «Dare o meno la vice presidenza a Xi è una pedina di scambio nel passaggio d'autorità». L'ex segretario del partito a Shanghai appare come una figura di compromesso: «senza dubbio Hu aveva sicuramente altre preferenze», ha spiegato Joseph Cheng dell'Università di Hong Kong all'Associated Press, «ma forzare la mano con un cambio sarebbe stato troppo rischioso».
Xi Jinping, hanno sottolineato gli analisti, dovrà ora sbilanciarsi su quale sarà la sua politica. Al vertice della Cina c'è una divergenza di opinioni sul come garantire crescita economica, stabilità sociale, tenuta del partito.

 

Le prime risposte dovrebbero arrivare dal dodicesimo piano quinquennale (2011-2015) di cui si è discusso nei quattro giorni di Plenum. La parola d'ordine all'inizio del conclave rosso è stata crescita inclusiva. Tradotto, vuol dire cercare di bilanciare gli interessi della parte più ricca della popolazione cinese con quelli della parte più povera, gli interessi delle città con quelli delle campagne. «Il Paese crescerà soltanto se migliorerà la vita delle persone», ha detto alla Xinhua il professore Wu Zhongmin della scuola centrale del Pcc. Non manca l'elenco delle priorità, su tutte la riforma del welfare e quella del sistema sanitario. «Le masse devono beneficiare dello sviluppo e delle riforme», ha concluso il professor Wu.

 


Temi in cui rieccheggiano i contenuti dello «sviluppo scientifico» promosso dal primo ministro Wen Jiabao, che tre anni fa è entrato a far parte del bagaglio teorico del Pcc. La quinta generazione di leader cinesi, almeno nei primi tre anni di potere, si dovrà muovere nel solco tracciato da questo piano quinquennale. A rimarcare il ruolo del partito in Cina, del resto, è stato il partito stesso: «a leadership del Partito Comunista Cinese sarà garanzia fondamentale per raggiungere gli obiettivi di sviluppo economico e sociale fissati», si legge nel comunicato diffuso alla fine dei lavori.

 

di Simone Pieranni e Andrea Pira

 

Questo articolo è in collaborazione con China Files

 

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