CHENG SIWEI: RISCHIO INFLAZIONE

CHENG SIWEI: RISCHIO INFLAZIONE
Pechino, 7 mag.- L'obiettivo ufficiale del governo cinese per il 2010 è di mantenere l'inflazione al 3%, ma Pechino potrà considerarsi fortunata "se riuscirà a contenerla entro il 5%": l'allarme sull'aumento del costo della vita arriva da una voce autorevole come quella di Cheng Siwei, economista e politico, ex vicepresidente della Commissione Permanente del Congresso Nazionale del Popolo e attualmente Dean della Scuola di Management della Chinese Academy of Sciences, che ha messo in luce il dilemma monetario che il Dragone si trova a fronteggiare in questo periodo nel corso di un'intervista alla Reuters. "Anche se un aumento dei tassi d'interesse è imperativo, potremmo scoprire che al momento è impossibile - ha detto Cheng -  perché mentre le aspettative su una rivalutazione dello yuan salgono, tassi più alti attirerebbero in Cina un'ulteriore massa di capitali speculativi, che si andrebbero ad aggiungere alla già altissima liquidità in circolazione nel paese. Per questo, la Cina deve coordinarsi con le altre economie più forti e aumentare i tassi insieme a Stati Uniti, Giappone ed Eurozona. Ritengo che gli incontri del G20 in programma nel giugno prossimo siano il luogo di discussione ideale per una mossa del genere". Quella di Cheng Siwei è una voce prestigiosa e rispettata, le cui parole hanno influenzato più di una volta politiche e mercati: "L'anno scorso la Cina ha pagato un alto prezzo per difendere la crescita minima dell'8%, - ha detto ancora Cheng, riferendosi al pacchetto di stimoli all'economia da 4mila miliardi di yuan e all'imponente crescita del credito, che nel 2009 ha assistito a un'espansione record da 9590 miliardi di yua n- se lo scorso anno non avessimo intrapreso questa strada, oggi l'economia sarebbe in pessima forma. Quanto è stato fatto era necessario. Il risultato è che oggi ci troviamo di fronte a un rischio inflazione, quindi oggi è tutta una questione di equilibrio. Quest'anno, l'obiettivo di proteggere la crescita è meno prioritario. La Cina potrà abbandonare completamente le politiche di stimolo nella seconda metà del 2010". Molti economisti sostengono che la decisione di ancorare di nuovo lo yuan al dollaro, applicata dal luglio 2008 per proteggere la moneta cinese dalle tempeste della crisi finanziaria globale, abbia di fatto ridotto lo spazio di manovra del Dragone sulle questioni monetarie; un'impostazione riconosciuta da Cheng, che ha però difeso l'operato di Pechino: "Una riforma della valuta  è una questione complicata,- ha concluso l'ex vicepresidente della Commissione Permanente del Congresso Nazionale del Popolo- e ritengo che il percorso verso una moneta completamente convertibile debba essere intrapreso gradualmente".