CHEN, NEL 2011 MENO EXPORT, PIU' IMPORT

CHEN, NEL 2011 MENO EXPORT, PIU' IMPORT

Roma, 8 mar.- Stabilizzare le esportazioni, incrementare le importazioni e ridurre il surplus commerciale: questi i prossimi obiettivi di Pechino illustrati nel corso della conferenza stampa della quarta giornata dei lavori dell'Assemblea Nazionale del Popolo dal ministro del Commercio Chen Deming. In particolare, lo squilibrio della bilancia commerciale – ha anticipato Chen - scenderà sia in termini assoluti che di PIL percentuale grazie alla stimolazione della domanda interna. E da Zhongnanhai – quartier generale del PPC – si sono affrettati a precisare che un eventuale aggiustamento al tasso di cambio dello yuan/renminbi sul dollaro al fine di raggiungere lo scopo prefissato è fuori discussione. "E' completamente irragionevole usare la situazione commerciale come pretesto per spingere verso una rivalutazione del renminbi" ha dichiarato Chen Deming. Una richiesta, questa, avanzata spesso dagli Stati Uniti e da altre potenze che accusano la Cina di mantenere artificialmente basso il valore della sua valuta per ottenere così un vantaggio commerciale sleale negli scambi con l'estero. Lunedì il tasso di cambio dello yuan sul dollaro si attestava a 6,5565; da giugno del 2010 - quando dopo due anni di ancoraggio al dollaro, Pechino ha adottato una politica monetaria più flessibile - la moneta cinese si è apprezzata sul biglietto verde di circa il 4%, una soglia ancora troppo bassa secondo Washington che tenta senza successo di 'accorciare i tempi'. L'apprezzamento dello yuan – ha ribadito ancora una volta Chen Deming – avverrà in modo graduale e controllato. Il ministro ha poi espresso il suo scetticismo riguardo la teoria che un rafforzamento della valuta possa frenare l'inflazione: "forse in teoria potrebbe funzionare, ma in pratica potrebbe avere effetti positivi o negativi". Una visione condivisa anche dal premier Wen Jiabao che negli ultimi mesi ha più volte dichiarato che una repentina rivalutazione dello yuan porterebbe alla chiusura di numerose fabbriche e a un aumento del tasso di disoccupazione.

 

Ma quali strumenti adotterà allora Pechino per ridurre il disavanzo della bilancia commerciale? "Alcune condizioni sfavorevoli come l'aumento dei prezzi delle materie prime, del costo del lavoro e l'incertezza generale che caratterizza l'economia globale hanno assestato dei colpi all'export cinese" ha spiegato il ministro del Commercio. Già lo scorso mese la Cina aveva registrato un calo del 53,5% su base annua del surplus commerciale toccando il livello più basso dall'aprile 2010, complici le vacanze per il Capodanno e l'aumento delle importazioni (questo articolo). Ed è su questa linea che il Dragone sembra deciso a insistere:  "Per incoraggiare la domanda interna la Cina sta prendendo in esame l'eventualità di tagliare le tariffe sui beni d'importazione, mentre l'abolizione delle tariffe doganali dei prodotti provenienti dai Paesi meno sviluppati è già stata approvata" ha dichiarato Chen sottolineando ancora una volta quello che rappresenta il principale obiettivo del Dodicesimo Piano Quinquennale, ovvero il passaggio del Paese da un modello di sviluppo basato sulle esportazioni a un sistema trainato dai consumi interni (questo articolo). Particolare attenzione verrà poi riservata all'incremento della spesa di prodotti provenienti dagli Stati Uniti: un tentativo del Dragone per ridurre, senza ritoccare il tasso di cambio tra le valute, il surplus commerciale nei confronti dell'Aquila che  l'anno scorso è salito del 26% raggiungendo i 181,27 miliardi di dollari.  

 

Al termine della conferenza stampa Chen Deming ha poi invitato le aziende cinesi a lavorare per accrescere il prestigio e la reputazione dei marchi cinesi nel mondo. "Incoraggiamo le migliori imprese del Paese ad acquisire brand di fama mondiale e a eseguire operazioni all'estero". Solo così – ha aggiunto il ministro – possiamo migliorare l'immagine e la competitività del Made in China. Nonostante l'ascesa economica e l'aumento del numero dei cittadini di fasce medio-alte, i brand cinesi sono ancora rivolti principalmente a un mercato interno. "Sebbene la Cina abbia sempre appoggiato questo tipo di acquisizioni è la prima volta che illustra in modo così esplicito quella che è la sua posizione" ha commentato Cao Xuefeng, direttore di ricerca alla Huaxi Securities di Chengdu. In passato diverse aziende cinesi hanno già imboccato la strada suggerita da Chen: l'anno scorso la casa automobilistica Geely ha acquisito la Volvo, mentre nel 2004 il gruppo Lenovo ha comprato l'IBM. Intanto è al vaglio la possibilità per Great Wall Motor Co di acquisire Jaguar e Land Rover.

 

di Sonia Montrella 

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Ascolta l'intervista di Radio Radicale in collaborazione con AgiChina24.

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