CENSIMENTO:  I CINESI SUPERANO 1,370 MLD

CENSIMENTO:  I CINESI  SUPERANO 1,370 MLD

Roma, 28 apr.- Anziani, cittadini e maschi: sono sufficienti queste tre caratteristiche per delineare il profilo dei cinesi del nuovo millennio, una popolazione che si attesta oggi a 1 miliardo e 370 milioni di persone. A tracciarne l'identikit è l'Ufficio Nazionale di Statistica che ha reso noti quelli che sono i dati ufficiali dell'ultimo censimento, il sesto dalla fondazione della Repubblica popolare. Una lunga raccolta dati durata per tutto il mese di ottobre e che ha coinvolto circa sei milioni di delegati i quali hanno fatto visita a oltre 400 milioni di famiglie sparse nei quattro angoli del Paese. Secondo i risultati, dal 2000 al 2010  la popolazione è aumentata di 'soli' 73,9 milioni di individui. E' l'effetto della politica del figlio unico che obbliga le coppie ad avere un solo figlio (massimo due in alcuni casi) introdotta nel 1980 allo scopo di mettere un freno al rapido tasso di crescita della popolazione e assicurare ai cinesi condizioni di vita migliori e una maggiore ricchezza (questo articolo). E se da un lato il governo può dirsi soddisfatto dei risultati raggiunti, dall'altro Pechino si trova di fronte a un nuovo grattacapo causato ancora dalla politica del figlio unico: la riduzione del tasso di fertilità sceso secondo il censimento allo 0,57% - gli ultimi dati ufficiali lo davano a 1,5 - ha dato vita infatti a una popolazione sempre più canuta.  Dal 2000 al 2010 in Cina la percentuale di anziani è aumentata del 13,3%, il che equivale a dire che nello scorso decennio circa 40 milioni di persone hanno superato la soglia dei 60 anni.  Allo stesso tempo i giovani al di sotto dei 14 anni si sono attestati invece al 16,6% dell'intera popolazione, 6,3 punti di percentuale in meno rispetto agli anni '90. E una popolazione che invecchia così rapidamente pone il governo di fronte a nuove sfide di non facile risoluzione, prima fra tutte quella del sistema pensionistico, allo stato attuale carente, squilibrato e disuguale tra gli abitanti delle città e quelli delle zone rurali (questo articolo).

 

Ma quello dell'ingrigimento della popolazione non è l'unico problema ad essere stato causato dalla normativa sul figlio unico. In un Paese in cui la preferenza verso il figlio maschio affonda le sue radici nella cultura confuciana e nella tradizione - quando non è dettato da vere e proprie necessità - e in cui esiste una legge che obbliga una coppia ad avere un solo figlio, molte persone fanno di tutto per assicurarsi che quell'unico discendente sia maschio. E non importa se per ottenerlo bisogna far ricorso ad aborti preventivi, infanticidio, o se gli stessi genitori decidono di abbandonare o vendere le figlie femmine. Questo  dramma sociale è comprovato dai dati dell'ultimo censimento secondo cui il 51,3% della popolazione è composta da uomini. In particolare, in Cina ci sono 34 milioni di maschi in più rispetto alle donne, in pratica il rapporto tra i neonati con fiocco azzurro e  quelli con fiocco rosa è di 118 ,06 a 100.  "Il tasso è ancora sotto la media. Ci sono tanti Paesi come ad esempio gli Stati Uniti, in cui gli uomini sono in numero superiore rispetto alle donne, ma dobbiamo prestare molta attenzione a questo fenomeno e assicurare alle donne un'uguaglianza sociale" ha dichiarato Ma Jiantang, direttore dell'Ufficio Nazionale di Statistica. Ma per ora, fa sapere il governo, un eventuale rilassamento della politica del figlio unico suggerita da molti è fuori discussione.

 

Che siano giovani o anziani, una cosa è certa: i cinesi preferiscono vivere in città. Ed è li che si concentra il 49,7% della popolazione che equivale a 665,57 milioni di persone. Un'impennata, questa, che ha visto aumentare il tasso di inurbamento di 13,46 punti di percentuale rispetto alle stime del 2000.  Una scelta guidata soprattutto dalle opportunità di lavoro, di sicuro più numerose che in campagna, e di assicurare ai propri figli un migliore sistema di istruzione. E a proposito di istruzione, i dati del censimento mostrano un declino del livello di analfabetismo che è sceso nel 2010 al 4,08% rispetto al 6,72% dell'inizio del nuovo millennio.

 

di Sonia Montrella

 

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