CAVALLETTE, CANI E XENOFOBIA: HONG KONG CONTRO PECHINO

CAVALLETTE, CANI E XENOFOBIA:  HONG KONG CONTRO PECHINO

di Antonio Talia

ha collaborato Giovanna Di Vincenzo          

 

Pechino, 1 feb.- Chi è Yung Jhon, l'internauta di Hong Kong che con una colletta ha raccolto in meno di una settimana 100mila dollari per acquistare la pagina di un quotidiano locale e dare voce alla sua rabbia contro i cinesi?

 

"I cinesi hanno passato il limite - scrive Yung nei suoi commenti infuocati - perché arrivano qui approfittando del nostro welfare, e poi si rifiutano di seguire le regole? I cittadini di Hong Kong non possono più accettarlo".

 

Il "giustiziere mascherato" anti-Cina si nasconde dietro un nickname, ma l'iniziativa del suo gruppo di netizen scuote l'ex colonia britannica: sul quotidiano "Apple Daily" di mercoledì campeggia l'immagine di una gigantesca cavalletta stile film giapponese di mostri anni '50, in marcia verso Hong Kong.

 

"Vuoi davvero che HK spenda mille dollari al minuto per allevare i figli delle donne cinesi?- recita l'appello di Yung e soci- cittadini di Hong Kong, la tolleranza è finita!".

 

Video virali su internet, professori nazionalisti in tv, scambi reciproci d'insulti: l'Anno del Dragone inizia con una fiammata d'intolleranza tra Hong Kong e Pechino come non si vedeva da tempo. Ed è stato proprio il segno più benefico dello zodiaco cinese a innescare la miccia.

 

NATI SOTTO IL SEGNO DEL DRAGO

 

Ogni anno decine di migliaia di donne cinesi si spostano a Hong Kong per partorire, e ottengono i benefici di un sistema sanitario tra i migliori di tutta l'Asia. Un bambino nato a Hong Kong da genitori cinesi ottiene automaticamente il diritto di residenza e la possibilità di frequentare le scuole locali: si tratta di privilegi acquisiti dopo il 1997, quando i britannici restituirono l'ex colonia alla Cina e Hong Kong si riunì a Pechino con il motto "Un Paese- Due Sistemi", che le permise di mantenere un elevato grado di autonomia.

 

Basta sfogliare il web cinese per trovare gli annunci di centinaia di cliniche private hongkonghesi che offrono ai genitori in viaggio dalla Cina un pacchetto-nascita tutto incluso.

 

Le statistiche ufficiali mostrano che nel 2011 su 80.131 bambini nati a Hong Kong 38.043 erano figli di una donna cinese. Ma il 2012 è l'Anno del Drago, un anno speciale che si presenta solo ogni 12 anni, e secondo la tradizione cinese i nati sotto il segno del Dragone sono destinati a un futuro speciale: i medici prevedono oltre 100mila nascite, e le prenotazioni negli ospedali pubblici sono già aumentare del 15%. Quanti di questi bambini nasceranno da genitori cinesi? Anche se nel 2012 è stato fissato un tetto di 3400 nascite contro le 10mila dello scorso anno, secondo i cittadini di Hong Kong il sistema sanitario pubblico e gli asili nido rischiano la paralisi. E a metà gennaio sono scesi in marcia in 1500 per protestare contro l'invasione dei "cugini" di oltreconfine.

 

Fino alla notizia di mercoledì, proprio lo stesso giorno  della pagina a pagamento sull'Apple Daily: Hong Kong potrebbe ridurre la quota negli ospedali pubblici destinata alle donne non residenti. "Stiamo valutando le quote del prossimo anno- ha dichiarato in un'intervista radiofonica il dottor Cheung Wai-lun, a capo dell'autorità sanitaria locale- potremmo abbassarle ulteriormente o addirittura smettere di ammettere chi non è residente a Hong Kong. 

 

CAVALLETTE CONTRO CANI

 

Ma l'incubo dei bambini-drago di Hong Kong che non riescono ad accedere alle sale maternità o agli asili nido porta di nuovo allo scoperto tensioni antiche, lo smarrimento di una città-stato che si è sviluppata come hub finanziario con un suo parlamento –il Legislative Council- e ora deve fare i conti con l'influenza sempre più forte che Pechino esercita sui suoi affari interni.

 

All'inizio di gennaio, ha fatto il giro del web il video di una donna cinese aspramente criticata dagli hongkonghesi per la violazione delle regole dei trasporti locali: stava mangiando su un treno della metropolitana.

 

Per l'opinione pubblica più oltranzista la donna diventa la "cavalletta", il simbolo dei cinesi che arrivano a Hong Kong con l'atteggiamento dei nuovi colonialisti e se ne infischiano delle leggi. Gli stessi cinesi ai quali viene consentito di fotografare le vetrine Dolce & Gabbana –foto proibite agli abitanti di Hong Kong- e diventano i protagonisti di una marcia di protesta che centinaia di persone hanno inscenato davanti alla boutique del marchio italiano.

 

La scena è pronta per l'arrivo di un peso massimo dell'ultranazionalismo cinese, il professor Kong Qingdong dell'università di Pechino: "I cittadini di Hong Kong sono dei bastardi- dice Kong in un talk show- sono solamente dei cani al servizio del governo britannico". E a nulla serve la dissociazione dell'ufficio di rappresentanza di Pechino presso l'ex colonia di Sua Maestà, l'appello dei netizen di Yung Jhon sull'Apple Daily suona come un ultimatum: "Voi cinesi avete paura del latte avvelenato e lo venite ad acquistare a Hong Kong per i vostri figli. La vostra istruzione non funziona, e accettiamo di condividere con voi le nostre potenzialità. Ma se venite a Hong Kong dovete rispettare la nostra cultura, altrimenti Hong Kong la farà finita con voi!". 

 

Sul web di Hong Kong dilagano i fotomontaggi. Le cavallette sono ovunque. "Prima si arrabbiano quelli di Hong Kong, poi si arrabbieranno quelli di Shanghai e infine gli altri. Perché siamo un minestrone e non una nazione?" scrive un netizen cinese che si firma Aliang.

 

"Non dovremmo attaccarci, ma cercare di risolvere i problemi. Gli hongkonghesi che criticano i cinesi perdono la faccia, e invece dovrebbero ringraziarci!" gli fa eco "Tina Cuier".

 

Per qualcun altro l'assimilazione è inevitabile: "Si appellano al governo per impedire lo tsunami di donne incinte, ma l'invecchiamento della popolazione di Hong Kong è un problema di notevole entità, e gli hongkonghesi dovranno adattarsi. Hanno bisogno di mantenere stabile la popolazione" scrive  Xjyzuo.

 

Lo scontro tra cani e cavallette sta portando a "Un Paese- Due Problemi"?

 

Potete seguirlo su Twitter @AntonioTalia

 

 

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