CASO RIO TINTO: CONFERMATI 4 ARRESTI

CASO RIO TINTO:  CONFERMATI 4 ARRESTI

Pechino, 12 agosto - E' stato confermato l'arresto dei quattro dipendenti della Rio Tinto accusati di corruzione, violazione di segreti commerciali e spionaggio industriale ai danni dell'industria siderurgica cinese. Secondo la Xinhua il Procuratorato Supremo del Popolo (il più alto organo legislativo a livello nazionale, responsabile nelle azioni giudiziarie civili di maggiore estensione) ha condannato i quattro per l'ottenimento, attraverso mezzi impropri, di informazioni segrete sulle attività industriali cinesi nel settore metallurgico. Lo spionaggio sarebbe durato sei anni, e secondo una stima non ufficiale pubblicata da Baomi.org, sito dell'ufficio governativo relativo alla sicurezza dei segreti di stato, ha causato perdite per 500 miliardi di euro all'industria cinese dell'acciaio e del ferro.
Il governo di Pechino ha comunque dichiarato che il caso Rio Tinto non danneggerà né i rapporti ufficiali con l'Australia, né la capacità del mercato cinese di attrarre gli investimenti diretti esteri.
Lo scoppio di questo scandalo segue il rifiuto della Rio Tinto di un investimento di quasi 14 miliardi di euro fatto dalla Chinalco, il colosso cinese della siderurgia ed estrazione mineraria, facendo nascere alcuni sospetti su un eventuale rapporto fra i due eventi.
I quattro – l'australiano Stern Hu e i suoi colleghi cinesi Liu Caikui, Ge Minqiang e Wang Yong- erano stati arrestati all'inizio di luglio, ma la loro situazione non era stata chiarita. Le informazioni ottenute possono essere considerate segreti di stato, ma sia una portavoce del governo australiano, sia un portavoce del Ministro della Pubblica Sicurezza cinese hanno dichiarato che il caso non rientra in quest'area ed è per questo stato affidato al  Procuratorato Supremo del Popolo. Le accuse sono state quindi ridimensionate: le pene per i crimini commerciali sono meno severe; se giudicati colpevoli, gli accusati rischiano dai tre ai sette anni di carcere.
Le forze di polizia cinesi hanno chiesto il via libera del Procuratorato Supremo del Popolo per poter procedere all'arresto di alcuni dirigenti di altre 11 compagnie siderurgiche cinesi coinvolte nelle attività di spionaggio e colpevoli di aver accettato le tangenti in cambio di informazioni sulle loro aziende.