CAPODANNO: IL BUE CONTRO LA CRISI

CAPODANNO: IL BUE CONTRO LA CRISI

Fuochi d'artificio, sfilate allegoriche e milioni di persone in strada hanno salutato in Cina l'arrivo del nuovo anno lunare. La Repubblica Popolare si e' lasciata alle spalle l'anno del Topo, segnato dal terremoto di maggio e dalla frenata della crescita economica, per entrare nell'anno del Niu, il bue o bufalo, simbolo di quel lavoro duro che dovra' portare la Cina fuori dalla crisi. Chiamato anche Festa di primavera, il Capodanno lunare e' una delle principali festivita' cinesi. Le celebrazioni sono iniziate ufficialmente domenica notte, con il tradizionale banchetto di famiglia, e termineranno fra quindici giorni con la'festa delle lanterne'. Piu' di 63 milioni di persone si sono messe in viaggio per raggiungere le proprie famiglie, un quarto in meno rispetto agli anni precedenti a dimostrazione che la crisi si fa sentire. Come da tradizione, le famiglie hanno atteso l'arrivo dell'anno nuovo mangiando ravioli e altre cibarie propoziatorie. Gli abitanti di Liuminying, un quartiere della capitale, hanno voluto fare le cose in grande: con 400 chili di farina e mille di ripieno di carne e verdure, hanno preparato ravioli per 12mila persone.
    Quelli appena trascorsi sono stati dodici mesi non facili per la Cina; nonostante le enormi aspettative suscitate dalle Olimpiadi, il gigante asiatico ha dovuto fare i conti con catastrofi naturali e crescenti problemi sociali. I tifoni del gennaio  scorso e il terremoto del Sichuan, che nel maggio scorso ha ucciso piu' di
70mila persone, hanno lasciato danni e devastazioni che ancora aspettano di essere sanati. Intanto anche in Cina la crisi economica mondiale inizia a farsi sentire; ad essere colpite sono soprattutto le campagne dove milioni di persone sono state costrette a fare ritorno dopo l'ondata dilicenziamenti degli ultimi mesi.    Il crollo dell'export, calato del 2,2% a novembre e del 2,8% il mese successivo, ha portato alla chiusura di 670mila
fabbriche e con loro si sono volatilizzati quasi 7 milioni di posti di lavoro. In pochi mesi, la Repubblica Popolare ha assistito a una crescita vertiginosa del tasso di disoccupazione: +4,2% secondo le statistiche ufficiali, quasi l'8% se nel bilancio entrano anche i lavoratori non regolari. Si tratta del primo aumento dal 2003, ma secondo le previsioni dell'Accademia cinese delle scienze sociali e' destinato a crescere ancora. Entro il 2009, dicono gli esperti, la disoccupazione potrebbe raggiungere il 9,4%. Per arginare la crisi, il governo ha annunciato investimenti per 4mila miliardi di yuan e ridotto le tasse sulle esportazioni. Gli uomini del premier Wen Jibao puntano sulla crazione di un mercato interno che supplisca al crollo della domanda dall'estero.