CAPODANNO CINESE, RISCHIO LIQUIDITA' PER LE BANCHE

Pechino, 25 gen.- Il capodanno cinese si avvicina, i prelievi da parte dei cittadini aumentano, e le banche del Regno di Mezzo potrebbero trovarsi a corto di liquidità proprio mentre l'inflazione continua a rappresentare il nemico numero uno dell'economia del Dragone: quando ieri il ministero delle Finanze di Pechino ha piazzato presso i maggiori istituti di credito 30 miliardi di yuan – in una delle usuali aste indette dalla Banca centrale che rappresentano manovre di aggiustamento per il breve periodo – le banche hanno concesso un tasso del 5,9% sui depositi a sei mesi. Non si tratta solo di un consistente aumento rispetto al 5,4% concesso il mese scorso su un'operazione simile, e anche rispetto al 5,35% fissato come parametro per i depositi semestrali dalla Banca centrale: secondo i dati pubblicati ieri da People's Bank of China ci troviamo di fronte a un vero e proprio record, dato che per registrare tassi così elevati bisogna risalire nel tempo addirittura fino al dicembre del 2006 (questo articolo).

 

 

Secondo gli analisti le manovre riflettono l'impellente necessità di liquidità delle banche cinesi, complicata dalla presenza di due fattori come i severi requisiti di riserva imposti per la fine del  mese e le celebrazioni per il nuovo anno, che in Cina coincide tradizionalmente con un'elevatissima richiesta di denaro da parte dei cittadini. La tendenza viene confermata anche dal mercato interbancario, dove il tasso a sette giorni – che riflette la disponibilità di denaro banca su banca – è balzato del 2,85% e ha raggiunto quota 7,65%, segnando il record degli ultimi tre anni. Lo Shanghai Interbank Offered Rate, altro indicatore che misura la liquidità disponibile nel sistema finanziario, è stato aumentato di 20 punti base, fino a raggiungere un nuovo primato del 5,25%. La Banca centrale è già scesa in campo annunciando ieri la sospensione della vendita di titoli sul mercato aperto per la seconda settimana consecutiva, una mossa che mira ad alleviare la mancanza di liquidità. Sempre nella giornata di ieri, secondo quanto riportato dal quotidiano economico China Securities Journal, People's Bank of China (PBoC) avrebbe riacquistato una certa quantità di titoli per la seconda volta in pochi giorni, altra manovra per iniettare moneta nel sistema che secondo molti analisti non renderà necessario un ulteriore aumento dei requisiti di riserva obbligatoria prima del capodanno cinese.

 

 

Com'è noto, nel corso dell'ultimo trimestre del 2010 PBoC aveva innalzato per ben due volte i tassi d'interesse (questo articolo), mentre negli ultimi tre mesi i requisiti di riserva obbligatoria – la quota che gli istituti di credito debbono tassativamente depositare presso la Banca centrale – sono stati aumentati quattro volte, l'ultima delle quali il 20 gennaio scorso. Da mesi la lotta all'inflazione – che a novembre e dicembre 2010 è cresciuta rispettivamente del 5,1% e del 4,6%, ben al di là del limite del 3% entro il quale la si voleva contenere – costituisce una delle priorità del governo di Pechino (questo articolo). Ma l'impennata dei consumi che da sempre si registra per le festività del capodanno cinese ha costretto la Banca centrale ad adottare misure finalizzate ad aumentare la liquidità in circolazione, almeno per il momento.

 

 

 

 

di Antonio Talia

 

 

 

 

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