CAMBI: USA A CINA, LIBERALIZZARE LO YUAN

di Eugenio Buzzetti
Twitter@Eastofnowest



Pechino, 24 giu. - Lo yuan è ancora fortemente sottovalutato e la Cina deve continuare a lavorare per la liberalizzazione della sua moneta. E' questo il messaggio alla Cina degli Stati Uniti, che vogliono che Pechino "si muova rapidamente verso un tasso di cambio determinato dal mercato", come dichiarato dal segretario del Tesoro statunitense, Jacob Lew, al vice primo ministro cinese, Wang Yang, in una conference call tra le due sponde del Pacifico. Washington accusa da tempo Pechino di mantenere lo yuan artificialmente sottovalutato rispetto al dollaro e fa pressioni per un Renminbi, altro nome della valuta cinese, più forte, per riequilibrare il gap commerciale tra Cina e Stati Uniti, oggi favorevole a Pechino. Il colloquio tra i due alti funzionari avviene in preparazione allo Us-China Strategic and Economic Dialogue che si terrà a Pechino agli inizi di luglio e verterà sui diversi approcci alle strategie globali dei due Paesi.

 

Proprio il mese scorso il segretario al Tesoro Usa era stato in visita a Pechino dove aveva riadatto le preoccupazioni per il recente deprezzamento della moneta cinese, che a gennaio di quest'anno ha toccato il valore massimo mai raggiunto contro il dollaro, a quota 6,0406. L'apprezzamento dello yuan era cominciato già nel 2005, quando la valuta di Pechino è stata agganciata a un paniere di monete: la valuta cinese si è apprezzata di circa il 30%. Nel febbraio scorso, la banca centrale ha guidato, invece, una caduta del Renminbi per evitare le manovre degli speculatori internazionali, che scommettevano sulla costante crescita della valuta cinese. A marzo scorso, subito dopo la chiusura dei lavori dell'Assemblea Nazionale del Popolo, il parlamento cinese, la banca centrale cinese aveva dato un importante segnale ai mercati raddoppiando la banda di oscillazione dello yuan rispetto al dollaro, portandola 2% sul tasso di riferimento fissato da Pechino rispetto al biglietto verde. Si è trattato della prima decisione in questo senso negli ultimi due anni: nell'aprile 2012, la banda di oscillazione era stata ampliata dallo 0,5% all'1%.

 

Gli ultimi dati commerciali, relativi al mese di maggio 2012, hanno visto un forte squilibrio nel rapporto tra importazioni ed esportazioni, a vantaggio di queste ultime, che hanno toccato un aumento su base annua del 7%, contro solo l'1,6% delle importazioni. Per evitare polemiche da parte degli Stati Uniti, il 9 giugno scorso, all'indomani della pubblicazione dei risultati ufficiali della bilancia commerciale, la People's Bank of China, la banca centrale cinese, aveva dato l'ok a un apprezzamento di 0,22 punti della moneta cinese, portandola a quota 6,1485 contro il dollaro. Il processo di internazionalizzazione dello yuan ha segnato nei giorni scorsi un nuovo passo importante con la decisione di creare la prima clearing bank per il Renminbi a Londra, uno degli hub della valuta cinese in Europa, assieme a Francoforte, designata settimana scorsa dalla banca centrale cinese come altro hub per le transazioni denominate in yuan nell'Eurozona: Francoforte è stata una delle tappe della visita nell'Unione Europea del presidente cinese, Xi Jinping, a marzo scorso.
 


24 giugno 2014

 


@ Riproduzione riservata