C'è un giudice perfino a Shanghai

Ariston vince in tribunale a Shanghai e ottiene una condanna a tutto campo dei competitor cinesi sleali: inibitoria dei comportamenti scorretti, risarcimento danni, pubblicazione della sentenza su testate locali e nazionali, cancellazione del perniciosissimo sito web concorrente che giocava sull'assonanza del nome: Arisitun invece di Ariston. E intanto permetteva di accumulare profitti su profitti pescando, a strascico, nel grande valore aggiunto accumulato dall'azienda italiana nel settore degli scaldacqua sul mercato locale: ogni anno un milione e mezzo di cinesi compra un prodotto Ariston ma, beninteso, autentico. Figurarsi il mercato parallelo di Arisitun.
La vittoria di Ariston, c'è da scommetterlo, sarà la bandiera per decine e decine di altre aziende italiane costrette a difendere il loro valore aggiunto con le unghie in terra straniera, appellandosi anche alla giustizia cinese che, come si può notare, funziona, eccome. Raccogliere le prove è la fase più difficile, assicurano gli avvocati di Ariston, poi però la strada è in discesa, i tempi dei tribunali civili raramente toccano la boa dell'anno e quando la sentenza di condanna arriva, come si può notare, è davvero esemplare.

10/03/2011