Brics all'attacco del dollaro

SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
Il sistema finanziario internazionale va riformato. Radicalmente.
Il terzo vertice della storia dei Brics - Brasile, Russia, India, Cina più da quest'anno il Sudafrica - si conclude con un verdetto perentorio: le regole del gioco stabilite quarant'anni fa dalle potenze occidentali a Bretton Woods vanno riscritte. «I cinque Paesi concordano sulla necessità di costruire un nuovo e più ampio meccanismo valutario globale che assicuri più stabilità e meno incertezza all'economia mondiale», ha spiegato un membro della delegazione cinese a margine dei lavori del summit che ieri ha riunito i leader delle cinque grandi nazioni emergenti sull'isola cinese di Hainan.
I padroni di casa, dunque, sarebbero riusciti (il condizionale è d'obbligo visto il tenore vago e generico del comunicato finale) a strappare il consenso di massima dei Brics su una loro vecchia tesi: l'era del dollaro è finita e, quindi, bisogna pensare a una nuova valuta globale per il regolamento degli scambi internazionali.
«I leader dei Brics sono pronti a discutere il ruolo dei Diritti speciali di prelievo in seno al Fondo monetario internazionale», ha spiegato la fonte cinese, facendo intendere che i cinque si sarebbero impegnati a sostenere l'idea lanciata subito dopo la grande crisi finanziaria del 2008 dal governatore della People's Bank of China, Zhao Xiaochuan, di allargare ad altre valute (attualmente sono solo quattro: dollaro, euro, sterlina e yen) il paniere di riferimento dei Dsp, i Diritti speciali di prelievo. Dopo di che, gli stessi Dsp potrebbero essere utilizzati come mezzo di pagamento negli scambi commerciali e nelle transazioni finanziarie internazionali.
Fantaeconomia? Il tempo dirà se, grazie alla sapiente regia cinese, ad Hainan i Paesi emergenti hanno trovato la giusta intesa che consenta loro di fare fronte comune e spingere il vecchio mondo a varare la grande riforma del sistema finanziario internazionale. Rafforzando la supervisione sui mercati dei derivati sulle commodities e sui flussi internazionali dei capitali, che si teme possano sbilanciare la ripresa ora che diverse economie emergenti alzano i tassi di interesse per contrastare l'inflazione.
Intanto, i leader dei Brics se ne tornano a casa dalla trasferta tropicale con un primo risultato concreto in tasca. Le banche di sviluppo di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica hanno raggiunto un accordo che consentirà loro di accendere crediti reciproci denominati nelle singole valute dei Brics.
Il che significa, giusto per fare un esempio, che un'azienda cinese potrà importare legname dal Brasile finanziandosi in yuan o in real. O che una società sudafricana potrà acquistare petrolio dalla Russia pagandolo in rubli o in rand. Questo meccanismo - testato già dagli stessi cinesi durante la crisi del 2008 con i currency swap in yuan concessi ad alcuni Paesi come l'Argentina e la Bielorussia - rappresenta di fatto un primo superamento del dollaro come mezzo di regolamento degli scambi transnazionali.
Il progetto è sicuramente intrigante. Talmente intrigante che, mentre ad Hainan cala il sipario sul vertice che ha sancito l'ingresso del Sudafrica nel club dei grandi emergenti, altri Paesi di nuova industrializzazione bussano già alla porta dei Brics.
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15/04/2011