BOHAI, PERDITA PETROLIO AMBIENTE A RISCHIO

BOHAI, PERDITA PETROLIO AMBIENTE A RISCHIO
Pechino, 05 lug. - Dopo due settimane di silenzio, le autorità cinesi hanno ammesso l'esistenza di una perdita di petrolio nella baia di Bohai, nel nordest della Cina. Nel mirino il Penglai 19-3, il più importante giacimento off-shore cinese scoperto nel 1999 e gestito dalla società statunitense Conoco Phillips China (CPOC). A denunciare il disastro ambientale è stato un cittadino che per primo ha notato la macchia in mare. Ma mentre i comunicati ufficiali continuano a garantire l'assoluto "controllo sulla situazione", secondo quanto pubblicato venerdì sul China Daily, lungo le coste dell'isola di Nanhuangcheng, a 75 kilometri dal giacimento petrolifero, sono state avvistate alghe morte e pesci in decomposizione. "L'impatto ambientale causato dalla perdita di petrolio non sarà risolvibile in breve tempo, senza calcolare le ingenti perdite che l'industria ittica dovrà affrontare"ha affermato un funzionario dell'associazione di pesca locale, il quale ha poi sottolineato come la situazione sia ancora in fieri e i danni effettivi non siano ancora del tutto visibili.

Intanto la società governativa China National Offshore Oil Corporation (CNOOC) che controlla il 51% di CPOC, cerca di gettare acqua sul fuoco, respingendo le accuse di inefficienza per il ritardo con cui è stata resa nota la notizia. "La perdita è stata immediatamente segnalata alle autorità; al momento è tutto sotto controllo," ha affermato in un intervista rilasciata al Global Times Jiang Yongzhi, portavoce del CNOOC.

Come si legge in una nota pubblicata da CPOC, la comparsa delle prime macchie in superficie sarebbe stata notata tra la metà e la fine di giugno. "La CPOC ha intrapreso un'azione immediata per controllare la perdita e ripulire la zona. La fuoriuscita di petrolio è stata bloccata; persone, ambiente e attività di pesca e navigazione sono fuori pericolo. Al momento è stata aperta un'inchiesta sulle cause della perdita." Dichiarazioni vaghe e fumose che non fanno parola né sulla reale quantità di greggio versato nell'oceano, né sulla superficie interessata, né tanto meno sul giorno in cui si sarebbe verificato l'incidente.

Intanto, secondo quanto riportato dal Global Times, la macchia di petrolio avrebbe assunto proporzioni ben maggiori rispetto a quelle riscontrate a pochi giorni dall'accaduto, raggiungendo così un'estensione di 3 kilometri di lunghezza e 30 metri di larghezza.  A suscitare l'indignazione dei media, la scarsa attenzione mostrata dal CNOOC e da CPOC verso la tutela dei cittadini. "Che l'incidente sia grave o meno, le società coinvolte non hanno rispettato il diritto dei cittadini a essere informati" ha dichiarato ai media locali Lin Boqiang, docente presso l'Università di Xiamen, nonché uno dei principali esperti cinesi di questione energetiche.
E mentre fonti vicine alla società continuano a diffondere notizie rassicuranti sull'entità dei danni, per maggiori dettagli bisognerà attendere fino a domani, giorno in cui la State Oceanic Administration di Pechino svelerà ogni dubbio alla stampa.
di Alessandra Colarizi
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