Bizzarri (Bottega Veneta): « I nostri negozi in Cina già oltre il breakeven»

Paola Bottelli
«Quando è stata acquistata da Gucci Group, nel febbraio 2001, Bottega Veneta fatturava 35 milioni di euro e ne perdeva pressapoco altrettanti. I ricavi 2010 sfiorano i 510 milioni con un margine ebitda del 28,8%». Così Marco Bizzarri (nella foto), presidente e amministratore delegato di Bottega Veneta (157 milioni il giro d'affari del primo trimestre, +31,8%), ha commentato al 3° Luxury Summit del Sole 24 Ore, svoltosi a Milano martedì, il tema «prede-predatori» che tiene banco nel mondo del lusso. «Non sempre – ha aggiunto Bizzarri – essere preda è un fatto negativo nella vita di un'azienda: se non fosse arrivato un acquirente dotato di ingenti risorse finanziarie e di strategie, Bottega Veneta aveva molte probabilità di finire male e di non diventare quel caso di successo che è ora».
L'a.d. del marchio vicentino ha raccontato che, anche se il mercato europeo continua a viaggiare con incrementi a doppia cifra, è ovviamente l'Asia (che con il 31% del totale è l'area di sbocco più importante) che mette a segno le performance più spettacolari, soprattutto la "solita" Cina, dove i consumatori sono talmente informati sulla storia del brand e sui prodotti che è indispensabile attivare una formazione ad hoc per il personale dei negozi, addirittura con visite nell'atelier di Vicenza dove si spiega l'artigianalità del prodotto. «Chi si trova in department store come le Galeries Lafayette di Parigi – ha detto Bizzarri – nota che, all'arrivo dei pullman dei turisti, questi entrano come cavallette e fanno razzia negli spazi delle griffe perché hanno poco tempo a disposizione. Ma nei flagship store in Asia è tutto il contrario: la vendita è una sorta di cerimonia e i clienti sono informatissimi grazie a quel che leggono sul web, un canale di comunicazione che va gestito con attenzione. Del resto, i cinesi hanno inventato il taglio del legno, la carta, la calligrafia, la porcellana: è nel loro Dna appassionarsi a prodotti come il nostro».
Non sembra frenare il loro interesse neppure la caratteristica di no logo di Bottega Veneta, in un mercato dove la maggior parte dei consumatori ama sfoggiare il marchio in modi anche eclatanti. «Secondo McKinsey – ha concluso Bizzarri – nel 2008 il 32% dei cinesi più abbienti era interessato allo shopping di prodotti understated: l'anno scorso questa quota è salita al 52%. È una élite che cresce a un ritmo incredibile: siamo sul mercato solo dal 2007 e abbiamo già 17 negozi che registrano un ottimo sell-out. Soprattutto, sono già assolutamente profittevoli».
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30/06/2011