Bentornata qualità e anche la Cina si arrende

di Nino Ciravegna

Addio al piombo, per resistere, competere, superare Pechino. Il piombo fa male e inquina tanto, ma ha il pregio di costare poco ed è facilissimo da lavorare. Farne a meno costa, richiede materiali di qualità tecnologie avanzate. Gli italiani sono attrezzati, i cinesi no.
Ugo Pettinaroli, produttore di valvole per riscaldamento domestico, conta i giorni che mancano al 1° gennaio 2010, quando sarà vietato vendere in California valvole o rubinetti con tracce di piombo. I produttori italiani, con i tedeschi, sono gli unici al mondo ad avere le tecnologie adeguate mentre i cinesi vendono rubinetti e valvole con il 4-5% di piombo, incuranti del fatto che da tempo la Ue impone un limite massimo del 2,5 per cento.
Il piombo è dappertutto, anche negli stoppini delle candele cinesi, un piccolo filo per rendere rigido il cotone. Costa molto di meno dello stoppino di cotone puro, ma inquina: secondo l'Università di Pavia una candela con piombo produce, in una stanza di 24 metri quadrati, un'enorme quantità di particolati e polveri fini: 200 volte in più di quando Milano supera i livelli Ue e chiude le strade al traffico.
Paolo Terenzi, presidente dell'ultima cereria industriale italiana in un settore massacrato proprio dai cinesi, ha alzato il livello qualitativo della produzione, conduce battaglie contro il piombo e si prende qualche soddisfazione: i container di Pechino che scaricano candele a rischio, ripartono con i suoi prodotti, destinati ai principali monasteri buddisti del paese. L'importatore ha preteso che su ogni candela sia impresso il tricolore, simbolo di qualità.
Le regole di Schwarzy
La California di Arnold Schwarzenegger alza l'asticella della qualità per tutelare ambiente e consumatori. Non è facile lavorare l'ottone puro ma in questo caso la filiera produttiva italiana ha funzionato. Tre associazioni di categoria hanno collaborato al progetto California: Assomet (metalli non ferrosi), l'Ucimu (macchine utensili) e Avr (valvole e rubinetti). «L'ottone si ottiene in fonderia da altri materiali di recupero ed è quasi inevitabile che si trovino tracce di piombo o altri metalli. Noi italiani non eravamo attrezzati: con Assomet abbiamo messo a punto un protocollo per ottenere ottone puro. Ora le trafilerie hanno già cominciato con le forniture. Con l'Ucimu abbiamo studiato attrezzature e sistemi hi-tech innovativi, perché l'ottone senza piombo è più duro e difficile da lavorare. In questo caso il sistema Italia ha funzionato».
Anche la cereria Terenzi si è data da fare dopo l'assalto dei cinesi, che hanno costretto alla chiusura tutte le cererie industriali italiane (sopravvivono meno di 300) e gran parte di quelle europee: «In Germania erano rimasti tre colossi, ma proprio durante la Christmasworld di Francoforte, un anno fa, è fallito il gruppo Aika, con con buco di 26 milioni. Sono falliti perché facevano un po' di produzione e un po' di importazione, con il risultato di non essere più competitivi sul prezzo e neanche sulla qualità. Anche per questo ci siamo rifiutati di delocalizzare, sarebbe stata una scelta perdente».
La qualità è fondamentale, a cominciare dalla materia prima: «Usiamo solo paraffina alimentare idrogenata, l'unica senza zolfo, toluene e benzene. Costa ma assicura rendimenti altrimenti inimmaginabili». Colori e profumi sono naturali: «La candela è un piccolo lusso - spiega Tiziana Terenzi, la mente creativa dell'azienda - accessibile a tutti. Se non dà piacere, diventa inutile quando non dannosa».
Fare una candela sembra semplice: un po' di cera, uno stoppino e magari una goccia di profumo. In realtà, spiega Paolo Terenzi: «ogni candela esige uno stoppino diverso, a seconda della grandezza, del colore e anche del profumo. Per esempio è difficile bruciare regolarmente una candela nera, perché il colore, anche se naturale, ha un'ardenza diversa da una candela verde. Per questo testiamo ogni tipo di prodotto con controlli di qualità e analisi dei fumi. I risultati si vedono: un modello tea-linght dura sei ore, quelle cinesi di analogo peso e altezza si esauriscono in 45 minuti. All'inizio tutta la distribuzione ha privilegiato i prezzi. Ora i rivenditori stanno tornando sui loro passi : si sono accorti che vendevano, letteralmente, fumo».
Primi segnali di ripresa
Quest'anno la produzione di rubinetti e valvole made in Italy dovrebbe attestarsi sui 4,1 miliardi di euro, il 6,5% in meno rispetto all'anno scorso, soprattutto per la frenata del mercato immobiliare statunitense e spagnolo. Molto meglio del crollo del 25-30% dei primi mesi dell'anno, tanto che l'export dei primi sei mesi è crollato a 1,7 miliardi di euro, il 14% in meno rispetto allo stesso periodo 2008. Ma le previsioni di fine anno parlano di un calo limitato al 4,4 per cento.
La Fratelli Pettinaroli è una classica azienda familiare di San Maurizio d'Opaglio (Novara): fondata da Mario e Giuseppe nel 1938 è ancora presieduta da Laura Fortis, prima assunta in azienda, diventata poi la moglie di Giuseppe, e ha 300 dipendenti. Ugo, seconda generazione, è Ceo e si occupa della parte commerciale: «Dal 1954 esportiamo negli Usa tramite la filiale di Detroit. Per noi il mercato americano è fondamentale: ogni anno produciamo 12 milioni di valvole, di cui quasi un terzo viene venduto lì». Niente cassa integrazione, una trentina di milioni di fatturato 2008 e una previsione di stabilità per quest'anno. «È andato meno peggio del previsto - spiega Ugo Pettinaroli - ma non dobbiamo fermarci neanche un minuto. I cinesi hanno notevoli capacità di adattamento alle esigenze di mercato». E una nota abilità nel copiare. « A una grande fiera di Monaco, assicura Ugo Pettinaroli, abbiamo trovato uno stand cinese che simulava in tutto e per tutto il nostro: prodotti, marchi e addirittura i grandi pannelli fotografici». Proteste ma nessuna battaglia legale. D'altra parte, le esperienze precedenti non sono state rassicuranti: «Abbiamo venduto cinquemila Filter ball, il nostro prodotto di punta, per il Convention center di Pechino. Tre giorni prima dell'accettazione ufficiale del brevetto, due aziende cinesi lo hanno copiato. Non c'è niente da fare, se non correre più forte e accelerare sulla legge per la difesa del made in Italy, che è partita con grandi obiettivi e ora pare ridimensionata».
Per tirare un bilancio del mercato delle candele 2009 è presto: «Bisogna aspettare Natale, il nostro momento di maggiore vendita: secondo l'Istat le candele sono al primo posto nella classifica dei "regali da disimpegno". Anche se la stagione natalizia sta diventando sempre più corta: la rete distributiva non vuole fare magazzino, manda piccoli ordinativi all'ultimo momento. Nella prima parte dell'anno la gente si è ritrovata più dagli amici che al ristorante, e al posto di un vino pregiato ha scelto una candela. Per questo dico che è il classico bene rifugio». In Italia il consumo pro capite è di 70 grammi l'anno, contro 1,7 chili della Germania e quattro chili dei paesi scandinavi. Ci sono ancora spazi per crescere. «Il peggio è passato - spiega Paolo Terenzi, che guida un'azienda con due milioni di fatturato - ma non è stato facile. Siamo stati aggrediti, ma abbiamo resistito, ci siamo autotagliati lo stipendio, investito risorse personali, prestato attenzione maniacale ai costi. Nessuno è finito in Cassa integrazione».
Le nuove frontiere.
Ugo Pettinaroli scommette sul sole: «La nostra filiale danese monitora continuamente il mercato della green economy, con particolare attenzione alla passival house, la casa che non consuma energia. Noi siamo pronti con valvole speciali per i pannelli solari. Serviranno tecnologie particolari, sistemi innovativi, ma sicuramente non ci faremo scappare questa opportunità. Gli italiani forse non sono forti nella ricerca di base ma in quella applicata non ci batte nessuno».
La Cereria Terenzi, invece, si è inventata business particolari come le candele profumate, senza paraffina ma con olii e burri profumati spalmabili per i massaggi nelle spa: «Ci sono voluti due anni per superare i test meccanici di spalmabilità e di ardenza». Hanno fatto nuove linee di prodotto per i grandi stilisti: «Produciamo linee per Ferragamo. Dobbiamo allestire cento punti vendita di una grande azienda di caffè: da Tokyo a New York, il consumatore sentirà lo stesso aroma grazie alle candele e alle nostre lampade catalitiche».
Tiziana Terenzi sta mettendo a punto una candela con stoppino di legno. Deve dare una luce calda, profumare, non essere pericolosa e bruciare uniformemente. Un piccolo pezzo di legno come sintesi di innovazione.
© RIPRODUZIONE RISERVATA Diciottesima puntata



Le precedenti puntate sono state pubblicate il 1° settembre (Brugola Oeb e Gruppo Fontana),
il 2 settembre (St Microelectronics Numonyx e Transcom), il 3 settembre (Bbsfere), l'8 settembre (Acque Mangiatorella e Bottan), il 12 settembre (Leuci e Umpi), il 17 settembre (Herno e Tessitura Stamperia Luigi Verga), il 19 settembre (Coccoina e Stock Spirits), il 20 settembre (Gianni Zonin, Aldo Ghidini, Anna Maria Artoni, Patrizio Bianchi e Paolo Dalla Corte), il 23 settembre (Biancheri Creations e Flora Toscana), il 25 settembre (Industrie Ifi e Zannini), il 27 settembre (diario online della crisi), il 29 settembre (le richieste delle Pmi), il 2 ottobre (le difficoltà degli artigiani), il 4 ottobre (gli incentivi), il 6 ottobre (Rapporto Fondazione Edison),il 7 ottobre (delocalizzare a Brescia), l'8 ottobre (Bologna contro il fisco).

La Cereria Terenzi di Cattolica riduce lo «stipendio» dei titolari

La Cereria Terenzi, fondata quarant'anni fa a Cattolica da Evelino Terenzi, è l'unica cereria industriale d'Italia. Ha rischiato di chiudere a causa della concorrenza cinese: in Oriente, invece dello stoppino in cotone usano un filo che irrigidisce il cotone e sprigiona particolati e polveri. Poi la scelta della qualità: «Usiamo paraffina alimentare idrogenizzata, l'unica senza zolfo - dice Tiziana Terenzi ( a sinistra ), figlia del fondatore -. Costa più della normale paraffina, ma assicura rendimenti altrimenti inimmaginabili». E, per resistere, spiega il fratello Paolo (a destra) «abbiamo tagliato il nostro stipendio, investito risorse personali: nessuno ha perso il posto o è finito in cassa integrazione».

Da Cusio 12 milioni di valvole e una scommessa sulla California

La Fratelli Pettinaroli di San Maurizio d'Opaglio (Novara), fondata nel 1938, conta 300 addetti e produce ogni anno 12 milioni di valvole. Ugo Pettinaroli (nella foto) aspetta il 1° gennaio 2010: da allora, in California, saranno vietati valvole o rubinetti con tracce di piombo. Questa legge taglierà le gambe alla concorrenza cinese che è soffocante.
Racconta l'amministratore delegato: «Abbiamo venduto 5mila Filter ball per il Convention center di Pechino. Abbiamo avviato le pratiche per il brevetto, ma due aziende cinesi lo hanno copiato. Non c'è niente da fare, se non correre più forte e accelerare sulla legge che difende il made in Italy».

09/10/2009