BANCHE: SOTTOVALUTATI RISCHI PER 1800 MLD DI YUAN

BANCHE: SOTTOVALUTATI RISCHI PER 1800 MLD DI YUAN

di Antonio Talia

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Pechino, 26 mar.- China Construction Bank è la seconda banca al mondo per capitalizzazione, ed ha appena reso noto un aumento del 25% dei profitti netti nel 2011. Ma insieme agli altri grandi istituti di credito cinesi - che pubblicheranno i profitti dello scorso anno nell'arco di questa settimana - rischia di vedersi rovinare la festa da un notevole aumento dei crediti in sofferenza.

 

Secondo Bloomberg, infatti, sotto il tappeto sono stati ramazzati 1800 miliardi di yuan (pari a 286 miliardi di dollari, o 215 miliardi di euro): una fonte anonima racconta all'agenzia Usa che l'authority bancaria cinese avrebbe individuato in questa cifra l'ammontare dei prestiti erogati alle amministrazioni locali e classificati come sicuri, prestiti che in realtà i governi locali non sono in grado di ripagare.

 

In altri termini, la "gola profonda" riferisce che le banche cinesi hanno sottovalutato i rischi e potrebbero presto trovarsi costrette a riclassificare questi prestiti, mettendo da parte maggiori risorse per le perdite e richiedendo alle amministrazioni locali ulteriori garanzie. Le autorità regionali, a loro volta, si trovano sotto pressione: secondo i dati ufficiali del governo centrale, nei primi due mesi del 2012 le entrate delle amministrazioni locali sono cresciute del 15% contro il +36% dello stesso periodo dello scorso anno. Negli ultimi tre mesi del 2011 l'economia cinese è cresciuta ai ritmi più lenti degli ultimi 10 trimestri, sull'onda del rallentamento dell'economia europea ma anche delle iniziative lanciate dal governo di Pechino per rallentare l'inflazione.

 

In Cina si torna così a parlare delle LIC, le local investment companies: si tratta di agenzie semipubbliche adoperate dalle amministrazioni locali per aggirare i limiti imposti dal governo centrale alla raccolta diretta di fondi. Come funziona il sistema? Le LIC - nei cui consigli di amministrazione siedono uomini di fiducia del governo locale - si presentano alle banche e chiedono prestiti per la creazione di infrastrutture, presentando come garanzia la terra, che in Cina è di proprietà dello Stato. Le stime dei revisori inviati dal governo centrale indicano che con questo metodo nel biennio 2009-2010 le amministrazioni locali hanno ottenuto prestiti per 10700 miliardi di yuan (1282 miliardi di euro, al cambio attuale), di cui circa un quinto sarebbe ormai in sofferenza.


"L'impatto di una riclassificazione non dovrebbe essere eccessivo per l'intero sistema - ha dichiarato a Bloomberg Yvonne Zhang, vicepresidente di Moody's Pechino - ma aumenta nel caso in cui riguardi solo un numero limitato di banche. Dagli stress test che abbiamo elaborato emerge che tra il 20% e il 33% di questi prestiti potrebbe diventare inesigibile senza un intervento del governo". Al momento il governo di Pechino non ha ancora pubblicato un piano per fronteggiare un incremento dei crediti in sofferenza concessi alle amministrazioni locali, ma ha ingiunto alle banche di concedere proroghe su base selettiva.



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