Ban: sull'ambiente ce la faremo - IL NUCLEARE DI TEHERAN

ROMA
L'ottimismo è una parte fondamentale del mestiere di segretario generale dell'Onu. Venuto a Roma per parlare di fame nel mondo, Ban Ki-moon è convinto che il vertice della Fao sia stato un successo. Presto andrà a Copenhagen per un altro summit, quello sul clima, e contro tutte le previsioni è certo che anche quello finirà bene.
«Ci sarà un accordo molto sostanziale sul clima che diventerà la base per un trattato vincolante. Non faremo compromessi sui nostri principi», spiega il segretario delle Nazioni Unite in un incontro ristretto con la stampa internazionale per parlare del destino del mondo e delle sue questioni più calde. La trattativa attorno ai cambiamenti climatici fra paesi avanzati e in via di sviluppo è essenziale, constata Ban. «Ma dovrà essere fissato un tempo limite. Tutti i leader riconoscono l'urgenza del problema: tre anni fa il clima non era nemmeno nell'agenda internazionale, ora ne è il punto più importante». A Copenhagen, sostiene Ban, dovranno essere chiariti quattro punti: i termini di un accordo fra paesi industrializzati e in via di sviluppo, uno sulle azioni nazionali più appropriate, i metodi di verifica, l'appoggio finanziario ai paesi più poveri: almeno 10 miliardi di dollari per quattro anni. «Nel 2012 dovremo avere un vero trattato verificabile».
L'ottimismo di Ban Ki-moon si scontra con i pessimi segnali che vengono dal vertice Cina-Usa. «Non credo, ci sarà un impegno vincolante sui quattro punti. Quei due paesi sono importanti ma penso che tutti dovrebbero decidere». Per corroborare il suo approccio positivo ai problemi, Ban ricorda l'atmosfera generale di cambiamento: oggi sono molti i paesi pronti autonomamente a ridurre del 20% le emissioni di gas, altri del 30. Anche nel senato Usa, un bastione dello scetticismo verso il trattato sul clima, «c'è un forte appoggio a un accordo molto ampio».
L'Iran e il suo nucleare - un tema diverso ma parte delle stesse pagine più difficili dell'agenda globale - è dove anche l'ottimismo del segretario generale si ferma: «Sono deluso e preoccupato: gli iraniani hanno perso una importante occasione. Hanno la responsabilità di provare che il loro programma nucleare ha scopi pacifici e devono attenersi pienamente alle risoluzioni del consiglio di sicurezza». Il problema è che fare adesso. «Ci sono già tre risoluzioni che chiedono sanzioni. Credo che continuare il negoziato sia la scelta migliore», conclude Ban, ovviamente con un ottimismo questa volta più generato dalla volontà che dalla ragione.
U.T.

18/11/2009