AVANZO COMMERCIALE GIU' A DICEMBRE

AVANZO COMMERCIALE GIU' A DICEMBRE
Pechino, 10 gen. - Sorpresa di dicembre: secondo i dati ufficiali pubblicati oggi dalla dogana cinese, il surplus commerciale del mese scorso è sceso a quota 13.1 miliardi di dollari, un deciso calo rispetto ai 22.9 miliardi registrati nel mese di novembre. Le statistiche mostrano un robusto incremento delle esportazioni rispetto allo stesso periodo del 2009 (+ 17.9%, per un totale di 154.15 miliardi di dollari), superato però dall'aumento delle importazioni (+25.6%, pari a 141.07 miliardi di dollari); nel corso del 2010 il surplus commerciale cinese ha raggiunto quota 183.1 miliardi di dollari, registrando così un calo rispetto ai 196.1 miliardi del 2009.
I dati vengono diffusi mentre la Cina affronta un fitto calendario di appuntamenti politici internazionali: se il vicepremier Li Keqiang si trova al momento in Europa, dove ha già siglato accordi per l'acquisto di una parte di debito pubblico spagnolo e sta firmando contratti a carattere energetico con la Gran Bretagna, a partire dal 18 gennaio il presidente Hu Jintao volerà a Washington, dove incontrerà Barack Obama. L'accorciamento delle distanze dovuto alla riduzione dell'avanzo commerciale contribuirà a stemperare le pressioni per un apprezzamento dello yuan?
Il surplus annuale è sceso del 6.4% rispetto al 2009, e si tratta del secondo calo consecutivo, segno - secondo il governo di Pechino - che la politica di ristrutturazione del modello economico, che punta ad aumentare i consumi interni, ridurre il risparmio, e rendere così la Cina meno dipendente dalle esportazioni sta avendo successo. Ma se l'avanzo commerciale del Dragone è complessivamente in discesa, quello con gli Stati Uniti continua a salire: i dati disaggregati, infatti, mostrano come nel 2010 il surplus della Cina nei confronti degli USA sia cresciuto di circa il 26%.
Colpa della "suddivisione internazionale del lavoro" e delle restrizioni che l'America pone sull'export di prodotti hi tech verso la Cina, ha detto ieri il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino Hong Lei, mentre il Dragone si prepara a difendere la sua valuta dalle nuove polemiche. La rivalutazione dello yuan, infatti, costituirà uno degli argomenti chiave del viaggio di Hu negli USA: da quando nel giugno dell'anno scorso Pechino ha svincolato la sua moneta dal dollaro, lo yuan-renminbi si è apprezzato sul biglietto verde di circa il 3%; decisamente troppo poco per quella vasta maggioranza che in seno al Congresso americano accusa la Cina di accumulare un enorme avanzo commerciale grazie a una moneta mantenuta artificialmente al di sotto del suo valore effettivo.   Accuse respinte al mittente dal governo cinese, secondo il quale un apprezzamento troppo veloce dello yuan provocherebbe gravi distorsioni sull'economia dell'Impero di Mezzo."Procederemo sulla riforma del tasso di cambio", ha dichiarato Hong Lei alla stampa internazionale, attenendosi alla linea dettata dalla Banca centrale.
Ma intanto nuovi attacchi sono giunti ieri dal ministro delle Finanze brasiliano Guido Mantega: "Intendiamo sollevare la questione della manipolazione delle valute in seno all'Organizzazione Mondiale per il Commercio" ha detto Mantega nella prima intervista concessa dopo l'inizio del mandato del nuovo presidente del Brasile, Dilma Rousseff.  Giovedì scorso la Banca centrale brasiliana aveva annunciato a sorpresa un nuovo intervento sul real estate, dopo che provvedimenti analoghi erano stati decisi da Cile e Perù: "Seguiranno altre misure del genere, – ha dichiarato Mantega-  perché c'è in corso una guerra valutaria (questo articolo) rischia di sfociare in una guerra commerciale, e Cina e Stati Uniti sono tra i principali responsabili. Abbiamo eccellenti rapporti commerciali con la Cina, ma di sicuro anche il Brasile guarda con favore ad una rivalutazione dello yuan".

di Antonio Talia

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