AUMENTO TASSI D'INTERESSE, WEN: "SONO FIDUCIOSO"

Pechino, 27 dic. - La manovra a lungo attesa è arrivata nel giorno di Natale: il 25 dicembre la Banca centrale cinese ha annunciato un nuovo aumento dei tassi d'interesse, il secondo del 2010, come ulteriore misura per contrastare l'inflazione che sta attanagliando il paese. L'aumento di 25 punti base riguarda tanto il tasso sui prestiti (che arriva così al 5,81%) che quello sui depositi (innalzato fino a quota 2,75%), e arriva a soli due mesi di distanza da una misura analoga adottata nell'ottobre scorso. Nonostante i numerosi provvedimenti adottati dal governo per contrastare i rincari del costo della vita, a novembre l'indice dei prezzi al consumo è aumentato del 5.1%, il livello più alto degli ultimi 28 mesi: a registrare aumenti senza precedenti sono soprattutto i generi alimentari - i cui prezzi in alcuni casi sono cresciuti più del 10%-, ma ciò che il governo teme di più è lo scoppio di una bolla immobiliare. "L'aspettativa di inflazione è peggio dell'inflazione stessa - ha detto il premier Wen Jiabao nel corso di un intervento a Radio Cina Internazionale -, abbiamo innalzato per sei volte consecutive i coefficienti di riserva obbligatoria della banche e aumentato i tassi d'interesse due volte per assorbire l'eccesso di liquidità sul mercato. Credo che attraverso i nostri sforzi potremo mantenere i prezzi a un livello ragionevole. Come alto funzionario del governo, ho la responsabilità di questa manovra e sono fiducioso".

 

 

Allo scoppio della crisi globale, nel 2008, Pechino ha lanciato un imponente pacchetto di stimoli all'economia da 4mila miliardi di yuan (pari a circa 458 miliardi di euro, al cambio attuale), ma a causare l'eccesso di liquidità in circolazione attualmente hanno contribuito soprattutto le politiche degli istituti di credito: su impulso del governo, solo nel 2009, le banche hanno erogato nuovi prestiti per la cifra record di 9590 miliardi di yuan (quasi 1100 miliardi di euro), e la soglia di 7500 miliardi fissata per il 2010 potrebbe essere già stata superata. Gran parte di questo fiume di denaro è stata destinata agli investimenti immobiliari, determinando continui rincari dei prezzi delle proprietà. Una quota consistente di tale credito, inoltre, è stata erogata alle cosiddette LIC (Local Investment Companies), agenzie riconducibili alle amministrazioni locali, che hanno offerto come garanzia alle banche il più importante dei beni nella loro disponibilità, la terra, che in Cina è proprietà dello stato. Così, mentre la febbre da investimenti immobiliari si diffondeva in tutto il paese e alcune authority statali elaboravano rapporti preoccupanti sull'entità dei crediti in sofferenza incamerati dalle principali banche cinesi, il costo della vita continuava a salire: "Le sue parole mi hanno colpito al cuore, - ha detto Wen Jiabao in risposta alle lamentele di un ascoltatore - perché i recenti rincari dei prezzi in tutta la nazione hanno effettivamente reso più difficili le vite delle famiglie a basso e a medio reddito". A metà dicembre, il Politburo e la Conferenza Economica Centrale avevano ufficializzato una modifica della politica monetaria cinese da "moderatamente rilassata" a "prudente". Numerosi analisti ritengono che la Banca centrale cinese potrebbe procedere ad ulteriori aumenti dei tassi d'interesse anche nel corso del prossimo anno.

 

 

di Antonio Talia

 

 

 

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