Asia affamata di energia per un quarto di secolo

Da dove verrà la nuova domanda di energia nei prossimi venticinque anni? Fatih Birol, capoeconomista dell'Agenzia internazionale per l'energia (Aie) la prende sul ridere: «Direi che verrà da cinque aree del mondo. Cina, Cina, Cina, Medio Oriente e India». Al netto dello humour, è proprio questo l'aspetto più eclatante degli scenari tratteggiati dall'agenzia dell'Ocse nella nuova edizione del World Energy Outlook, presentata ieri a Londra.
La Cina, che secondo l'Aie ha appena sottratto agli Stati Uniti lo scettro di paese più energivoro del mondo, è ancora ben lontana dalla stabilizzazione dei consumi: entro il 2035 la sua domanda di elettricità dovrebbe triplicare, spingendo Pechino a costruire nuove centrali per un'ulteriore capacità installata corrispondente all'incirca a quella dell'intera rete degli Stati Uniti. L'enorme fabbisogno di energia verrà saziato in parte con le rinnovabili, di cui la Cina è destinata a diventare leader mondiale, afferma l'Aie, contribuendo ad abbattere il costo delle tecnologie. La parte del leone, tuttavia, continueranno a farla i combustibili fossili: petrolio, gas e carbone, di cui Pechino sarà costretta a importare quantità crescenti, contribuendo – come e più che in passato – a spingerne al rialzo i prezzi.
Per il greggio, in particolare, l'Aie intravvede forti rincari: il barile potrebbe costare intorno a 110 dollari nel 2015 e addirittura rischia di superare i 200 nel 2035. La produzione di greggio convenzionale infatti, secondo l'agenzia, non tornerà più al picco di 70 milioni di barili al giorno raggiunto nel 2006, ma nel prossimo decennio dovrebbe appiattirsi intorno a 68-69 mbg, per poi avviarsi a un probabile declino. I greggi non convenzionali, come quelli ricavati dalle sabbie bituminose, dovrebbero invece fortunatamente abbondare, ma sono costosi da produrre. E comunque la domanda crescerà ad un ritmo sostenuto: +1,2% l'anno in media di qui al 2035, quando raggiungerà 99 milioni di barili al giorno, 15 più di oggi (per intendersi, una quantità superiore all'attuale produzione russa, che è la maggiore al mondo). Questo nello scenario centrale elaborato dall'Aie, che prevede comunque un certo attivismo dei governi, nell'attuare le politiche ambientali e di efficienza energetica già annunciate (senza alcuna misura, la domanda crescerebbe dell'1,4% annuo).
Della nuova domanda petrolifera, la Cina assorbirà quasi la metà. Nel caso del gas, Pechino potrebbe addirittura cambiare i destini del mercato: Fatih Birol – evocando uno dei peggiori incubi degli importatori di metano, alle prese con sempre più onerosi contratti take or pay – si è detto convinto che «l'attuale eccesso di offerta resterà con noi altri dieci anni». Le sue proiezioni indicano che nel 2011 l'offerta supererà la domanda di almeno 200 miliardi di metri cubi, contro i 130 di quest'anno.
Spinta da motivazioni ecologiche e dai prezzi bassi (legati proprio all'abbondanza di offerta), Pechino potrebbe però accelerare l'aumento dei suoi consumi di gas, a scapito del carbone. E in tal caso il mercato potrebbe tornare in tensione prima del previsto. L'Aie per il lungo periodo è comunque già più che ottimista nei confronti del gas: entro il 2035 si aspetta che la domanda mondiale cresca del 44 per cento. Un balzo in avanti che nessun altra fonte di energia sarà in grado di eguagliare. Tanto meno le rinnovabili, che in un quarto di secolo riusciranno ad accrescere la loro quota dal 7 al 14% del mix energetico.
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10/11/2010