Arroganza olimpica

La decisione del Governo cinese di censurare alcuni siti "sensibili" durante le Olimpiadi ha suscitato l'indignazione dell'opinione pubblica internazionale. L'oscuramento dei website "scomodi" è un duplice attentato: alla libertà di pensiero e al ruolo stesso di internet. Un attentato contro cui la stampa ha reagito, ingaggiando subito un duro braccio di ferro con Pechino. Il Dragone ha risposto sfoderando la sua arma migliore: l'arroganza. Un'arroganza miope e sconcertante, ai limiti dell'autolesionismo, che ha avuto il solo effetto di scatenare una potente grancassa mediatica contro il regime, destinata a salire di volume nei prossimi giorni, quando Pechino sarà invasa da migliaia di giornalisti stranieri.
La scontro frontale tra i media internazionali e la Cina non è certo di buon auspicio per le Olimpiadi. Per allentare la tensione e riportare l'attenzione sullo sport e sui suoi protagonisti servirebbe un gesto simbolico di buona volontà. Un gesto che a sette giorni dal fischio d'inizio dei Giochi soltanto Pechino è in grado di fare.

01/08/2008