ARRESTI E PREMIO CONFUCIO IN RISPOSTA AL NOBEL

ARRESTI E PREMIO CONFUCIO IN RISPOSTA AL NOBEL

Roma, 9 dic.- Oltre 250 persone non riusciranno, malgrado la propria volontà, a prendere parte alla cerimonia di consegna del premio Nobel per la Pace prevista per venerdì. Dietro la loro assenza, nessun impegno improrogabile, ma 'solo' un netto fermo imposto dal governo di Pechino. Lo riferisce Amnesty International secondo cui sarebbero 272 le persone che, manifestando in qualche modo il proprio supporto per il "caso Liu Xiaobo", sarebbero cadute nella tela che Pechino sta tessendo dal giorno in cui Oslo ha proclamato la vittoria del dissidente cinese. Liu - in carcere dal dicembre 2009 con l'accusa di aver tentato di "sovvertire" l'ordine dello Stato promuovendo il  manifesto "Charta 08" che chiede riforme democratiche in Cina e l'abolizione del regime a partito unico - è impossibilitato a ritirare di persona il premio. Permesso negato anche ai familiari e agli amici di Liu.  Nessuno, sembra voler dire Pechino, deve riconoscere il gesto di Oslo, né il protagonista della vicenda, né i suoi familiari, né tantomeno i suoi sostenitori.

 


Prigionia, arresti domiciliari e divieto di espatrio, queste le misure attuate dal Dragone per boicottare la cerimonia. In cima alla lista dei 'fermati' personaggi noti al pubblico occidentale come Ai Weiwei, artista 'ospitato' di recente dalla Tate Modern di Londra, o lo scrittore Zheng Heci,  naturalizzato australiano, trattenuto per 24 ore all'aeroporto di Shanghai e poi rispedito a casa in modo da non poter proseguire il viaggio verso Oslo. " Non hanno alcun diritto di impedirmi di arrivare a Oslo per assistere alla cerimonia dedicata a Liu Xiaobo", ha denunciato lo scrittore in una lettera aperta al ministro degli Esteri australiano, Kevin Rudd. Presenti nell'elenco anche personaggi meno noti come ad esempio Guo Xianliang, arrestato il 28 ottobre per aver distribuito volantini su Liu Xiaobo a Canton.

 


Alla vigilia della consegna del premio norvegese, Pechino non sembra ancora aver mandato giù la scelta del Comitato. E, forse, mai nella storia del Nobel, il premio per la Pace ha diviso così la comunità internazionale, attualmente impegnata su due fronti che vedono da una la Cina e i 19 Stati che sotto il consiglio di Pechino diserteranno la cerimonia - Afghanistan, Arabia Saudita, Cina, Colombia, Cuba, Egitto, Filippine, Iran, Iraq, Kazakhstan, Marocco, Pakistan, Russia, Serbia, Sudan, Tunisia, Ucraina, Venezuela e Vietnam – e dall'altra le maggiori potenze occidentali che accusano Pechino di violazione dei diritti umani. La Cina "sta manovrando dietro le quinte per far disertare la cerimonia del premio Nobel per la pace a Liu Xiaobo, ma non riuscirà nel suo intento" dichiara Amnesty International che in una nota stampa sottolinea come nonostante "la Cina abbia fatto pressioni politiche e ricatti economici" per far disertare la cerimonia di Oslo, "è stata in grado di catturare il consenso solo di una piccola minoranza di Paesi"

 

 

Una tesi su cui concorda anche il direttore dell'Istituto dei Nobel, Geir Lundestad, ma in netto contrasto con quella della portavoce del ministero degli Esteri cinese Jiang Yu secondo cui: "La stragrande maggioranza degli abitanti del pianeta sono contrari alla decisione del comitato di assegnazione". "Quelli del Comitato del Nobel devono ammettere di essere in minoranza" ha continuato Jiang che solo pochi giorni fa aveva definito "pagliacci" i membri del comitato, accusandoli di "orchestrare un trambusto anti-cinese".  "Il popolo cinese, e la stragrande maggioranza delle persone al mondo, si oppongono a quello che essi fanno. E qualsiasi tentativo di esercitare pressioni sulla Cina non è in grado di riuscire". "L'Occidente - si legge in un editoriale del Global Times - ha sfoggiato tutta la sua creatività nel tentativo di cospirare contro la Cina.  Il premio Nobel per la Pace è diventato uno strumento usato dalle potenze occidentali per minare lo sviluppo della cinese".

 


Non solo boicottaggi e frecciate avvelenate per la Cina: ora la contropartita del Dragone si gioca alla maniera di Oslo, ovvero con l'istituzione e assegnazione di un nuovo premio per la pace tutto cinese: il Premio Confucio. Annunciato tre settimane fa proprio dal Global Times, il premio Made in China – il cui testimonial è da molti considerato l'emblema della pace e dell'armonia – sarà consegnato per la prima volta giovedì. "Non vuole essere un anti-nobel" fa sapere Tang Changliu, presidente della commissione del Confucio. "Il nostro intento è quello di mostrare al mondo intero quella che è la nostra idea di 'portatore di pace' e di persone che hanno dedicato la loro vita a combattere per la pace". E secondo gli 8 giudici della commissione, il riconoscimento (accompagnato da 15 mila dollari) va senza dubbio a Lien Chan, ex vice presidente di Taiwan e presidente onorario del partito nazionalista, che si è distinto per il suo impegno nella costruzione dei rapporti tra le due sponde. In particolare, dichiarano i membri del Confucio  "Lien ha costruito un ponte lastricato di pace tra la Cina e Taiwan". Un contributo talmente importante da permettergli di sbaragliare la concorrenza formata da Bill Gates, il Panchen Lama,  la seconda carica più alta della religione buddhista nominato da Pechino, Nelson Mandela, Jimmy Carter e il presidente palestinese Mahmoud Abbas. Intanto dall'ufficio di Lien è giunto solo un secco "No comment": "Non sappiamo nulla di più rispetto a ciò che si legge sui giornali" ha argomentato il direttore dell'ufficio.

 

 

di Sonia Montrella

 

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