ANP: CINA CHIEDE MAGGIOR RUOLO INTERNAZIONALE

di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 9 mar. - La Cina vuole una maggiore presenza sugli scenari internazionali e un ruolo più attivo all'interno delle Nazioni Unite, soprattutto nella mediazione di conflitti internazionali. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri, Wang Yi, a margine dei lavori dell'Assemblea Nazionale del Popolo, spiegando la posizione cinese sottolineando che "la Cina sostiene la riforma dell'ordine internazionale, ma non un capovolgimento del sistema attuale". In conferenza stampa, ieri, il ministro degli Esteri cinese ha affrontato i temi principali delle relazioni diplomatiche cinesi, con gli Stati Uniti, la Russia e il Giappone. La Cina è alla ricerca di un "approccio unico" per affrontare i temi più importanti sull'agenda internazionale, ha affermato il ministro degli Esteri, affermando che Pechino continuerà a promuovere "le soluzioni cinesi" alla situazioni di crisi internazionali, come l'Afghanistan, o il conflitto in Sud Sudan, dove nei giorni scorsi, l'ambasciatore cinese all'Onu Liu Jieyi ha sollevato dubbi sulla possibilità di sanzioni nei confronti del nuovo Paese africano.
 
Nei rapporti con Washington, Wang non ha nascosto le divergenze tra i due Paesi, ma ha sottolineato che le tensioni tra le due sponde del Pacifico non interromperanno il processo di creazione di un nuovo modello di relazioni tra le due maggiori economie del pianeta. Washington e Pechino sono divise da diverse questioni in sospeso, in parte affrontate in un colloquio telefonico dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, e dal presidente cinese, Xi Jinping, che a settembre sarà ricevuto alla Casa Bianca. "Cina e Stati Uniti sono due grandi Paesi - ha detto il ministro degli Esteri cinese - E' impossibile che non ci siano disaccordi tra di noi". Lo sforzo di fondare un nuovo modello di relazioni è stato definito "pionieristico" dal ministro degli Esteri cinese, come sottolinea il Quotidiano del Popolo, organo del Pcc e più importante giornale cinese. Cina e Usa dovranno "usare un telescopio per guardare al futuro - ha continuato  Wang - e assicurarci che ci muoveremo nella giusta direzione". Più duro, invece, il commento sul Giappone. La Cina sta preparando una grande parata militare per celebrare i settanta anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, per cui è previsto l'arrivo nella capitale cinese di molti leader mondiali. Il primo ministro giapponese, Shinzo Abe, di orientamento fortemente nazionalista, sarà invitato solo se si dimostrerà "sincero" riguardo ai trascorsi storici che legano Cina e Giappone, ha spiegato Wang. "I leader giapponesi devono prima di tutto chiedersi che cosa hanno fatto sotto questo punto".
 
Molto più scorrevoli, invece, i rapporti con la Russia di Putin. "La cooperazione è basata sul bisogno reciproco - ha spiegato Wang - sulla ricerca della situazione win-win, e ha un enorme slancio e un grande spazio per la cooperazione". I due Paesi, ha poi assicurato Wang, "continueranno una cooperazione strategica e coordinata per il mantenimento della pace e della sicurezza globale". Il ministro degli Esteri cinese ha poi rassicurato la Russia spiegando che Mosca può continuare a contare sul sostegno economico e diplomatico di Pechino nonostante le sanzioni. La cooperazione tra Pechino e Mosca vede al centro i due maxi-accordi sul gas firmati lo scorso anno per le due condotte che entreranno in Cina dalla Siberia. Entro fine anno, ha assicurato Wang, è previsto un accodo finale sulla linea occidentale, che attraversa i monti Altai, oggetto di un primo accordo siglato a novembre scorso, durante la visita di Putin in Cina.
 
Un altro accenno, Wang lo riserva alle dispute di sovranità nei mari che bagnano la Cina, e che Pechino intrattiene con gli altri Paesi della regione, a cominciare da Filippine e Vietnam. La Cina, ha spiegato Wang, "non sta cercando un nuovo ordine mondiale", nella gestione delle dispute su vaste aree del Mare Cinese Meridionale, che destano diverse preoccupazioni a Washington, per il carattere assertivo delle rivendicazioni cinesi. La Cina "ha tutto il diritto di fare cose che sono nel rispetto della legge e giustificate", ha poi precisato Wang in riferimento alla costruzione di un'isola artificiale nel Mare Cinese Meridionale in un'area rivendicata da Manila come parte integrante del proprio territorio nazionale. "Non accetteremo osservazioni immotivate sui lavori in casa nostra" ha tagliato corto il ministro degli Esteri cinese. Un ultimo passaggio, Wang lo dedica al progetto "Belt and Road", di finanziamento per lo sviluppo infrastrutturale dei Paesi che si stendono lungo il percorso dell'antica via della Seta. Il ministro ha sottolineato che non si tratta di un progetto geo-politico  e che non ha punti in comune con il piano Marshall statunitense istituito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Il progetto "Belt and Road" è invece "un prodotto di cooperazione inclusiva - ha concluso Wang - e non deve essere visto con una mentalità superata da guerra fredda".
 

 

09 marzo 2015



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