Annamaria Cammilli alla conquista della Cina

«Ogni volta che realizziamo un nuovo gioiello ci chiediamo: ha uno stile riconoscibile?» Ora che il traguardo dell'affermazione di uno stile proprio può dirsi raggiunto, Annamaria Cammilli è pronta a spiccare il salto, allargando mercati e rete distributiva. Il marchio fiorentino che ha alle spalle cinque generazioni di gioiellieri (prima commercianti, dal 1977 produttori di gioielleria artistica, poi contaminata con design e ricerca) ha scelto la sua città natale, Firenze, come prima tappa di un piano di aperture monomarca destinato ad alimentare la crescita aziendale.
«In questo momento ci sono diversi operatori stranieri interessati ad aprire nostri negozi – spiega Riccardo Renai, 42 anni, titolare dell'azienda fondata dalla madre Annamaria Cammilli, pittrice, scultrice e creativa della maison assieme alla figlia Raffaella – ma abbiamo deciso di selezionare solo location prestigiose, e Firenze sarà certamente la prima in Italia. Il nostro percorso nel retail del resto è originale, visto che abbiamo debuttato partendo dalla Cina, dove dal 2008 abbiamo aperto 4 negozi a Pechino, Dalian e Qingdao, ai quali si aggiunge quello di Karlovy Vary, nella Repubblica Ceca».
Avere vetrine in Cina non significa esporsi al rischio di essere copiati? «La parte creativa ha un peso talmente importante – spiega Renai – che i cinesi non riescono a copiarci. Abbiamo scelto una nicchia di mercato che punta su design, finiture e colore, grazie anche a leghe d'oro di nostra invenzione, e che ci mantiene al riparo dalla concorrenza (nella foto, l'anello Dune)».
Il risultato è che quest'anno i ricavi dovrebbero sfiorare gli otto milioni, con una crescita vicina al 35%. I mercati principali restano l'Italia (50% del giro d'affari e una distribuzione in 380 punti vendita), l'Est Europa e i paesi arabi, anche se adesso il faro, oltre che in Cina, è puntato sulla Russia. «Oggi l'offerta di gioielli è sproporzionata rispetto alla domanda – dice Renai nel quartier generale di Bagno a Ripoli, dove lavorano 23 addetti impegnati nello stile, prototipi e commerciale (la produzione viene fatta in laboratori del nord Italia) – ma noi vogliamo distinguerci puntando sullo stile e valorizzando le nostre origini artistiche. Da tre anni abbiamo ampliato la collezione con gioielli adatti a un pubblico più giovane, e ora stiamo investendo sul marchio, con 800mila euro destinati alla comunicazione solo nel 2010».
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07/12/2010