Andrà in carcere l'attivista che indagava sul Sichuan

Luca Vinciguerra
SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
La Cina continua a fare i conti con il terremoto che nel maggio 2008 devastò il Sichuan uccidendo oltre 80mila persone. Non solo sul piano umano ed economico, ma anche su quello politico. Tan Zuoren, un attivista per i diritti umani che stava indagando sulle cause dei numerosi crolli di edifici scolastici durante il sisma, ieri è stato condannato a cinque anni di carcere. Ma la pesante pena inflitta dal tribunale di Chengdu non c'entra niente con l'inchiesta privata sullo scandalo delle scuole di cartapesta.
Tan è stato condannato con l'accusa di incitamento alla sovversione contro i poteri dello Stato per una serie di e-mail inviate ad amici e conoscenti, nei quali l'attivista aveva criticato la decisione del governo di sparare sugli studenti che nel giugno 1989 occupavano Piazza Tiananmen.
Amnesty International e i legali di Tan, tuttavia, sono convinti che le motivazioni della sentenza siano capziose. Il dissidente, sostengono, in realtà sarebbe stato condannato perché la sua opera di documentazione sulle cause dello sbriciolamento delle scuole durante il terremoto del Sichuan rischiava di alzare il coperchio su una brutta storia. Una brutta storia su cui oggi nessuno, né a Pechino né tantomeno a Chengdu (il capoluogo della provincia colpita dal sisma), ha la minima intenzione di fare luce.
Nel sisma morirono 5.335 bambini e ragazzi schiacciati dal crollo delle scuole. Di fronte a una tale carneficina, la gente del Sichuan accusò le autorità di complicità con le società di costruzione che avevano realizzato le palazzine con materiali scadenti in violazione delle norme antisismiche. Con queste premesse, la verità sulle scuole andate in frantumi alla prima scossa potrebbe riservare particolari inquietanti e scatenare proteste popolari.
Ecco perché per il Governo centrale e per quello locale la questione scuole è diventata una sorta di tabù, come dimostra anche l'atteggiamento ostile contro la stampa straniera che nel maggio scorso era tornata sui luoghi della tragedia.
Ne sa qualcosa Huang Qi, un attivista per i diritti umani che dopo il sisma aveva assistito alcune famiglie di bambini rimasti sepolti dal crollo di una scuola, che lo scorso autunno era stato condannato a tre anni di carcere. Anche in questo caso, per tappare la bocca a chi rischiava con le sue parole di scuotere le coscienze popolari, i giudici di Chengdu escogitarono un bizzarro capo d'accusa: acquisizione illegale di segreti di Stato.
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LA STORIA SONO LORO



Il sisma
Nel maggio del 2008 un terremoto colpì l'area del Sichuan uccidendo 80mila persone. Numerosi edifici scolastici si sbriciolarono, provocando la morte di 5.335 bambini e ragazzi
Sospetti sui materiali
Nel mirino finirono subito i materiali utilizzati per la costruzione delle scuole: la autorità furono considerate complici delle imprese di costruzione, accusate di aver violato le norme antisismiche. Tan Zuoren (nella foto) documentò queste accuse. Ieri è stato condannato a 5 anni per critiche espresse sui fatti di piazza Tiananmen, risalenti al 1989
Attivisti nel mirino
Huang Qi, altro attivista per i diritti umani, è stato condannato nel 2009 a tre anni di carcere, per aver sottratto segreti di stato. Dopo il sisma, aveva assistito le famiglie di alcuni bambini rimasti sepolti nelle scuole

10/02/2010