ANCORA DA SCOPRIRE LA VIA CINESE DEL MADE IN ITALY

ANCORA DA SCOPRIRE LA VIA CINESE DEL MADE IN ITALY

Un'analisi del ruolo e delle potenzialità delle PMI italiane in Cina alla luce della critica congiuntura economica internazionale e della ridefinizione della governance politica ed economica del mondo.
Questo l'obiettivo del convegno "Le relazioni Italia-Cina. Le vie di internazionalizzazione del Made in Italy" che si è svolto a Roma il 17 febbraio, organizzato da Dexia Crediop e Istituto Piepoli. Al convegno hanno partecipato personalità del mondo politico, economico e imprenditoriale italiano tra i quali Cesare Romiti, presidente della Fondazione Italia-Cina; Andrea Ronchi, ministro delle Politiche comunitarie europee;  Adolfo Urso, sottosegretario allo Sviluppo con delega al commercio estero;  Umberto Vattani, presidente ICE e Gianni De Michelis, europarlamentare.
Tutti i relatori hanno sostenuto la necessità di riconoscere la funzione geostrategica del colosso asiatico. La Cina rappresenta oggi la terza economia mondiale in termini assoluti e la seconda in termini di parità di potere d'acquisto ed è uno dei principali motori dell'economia globale. Cesare Romiti, che ha aperto il convegno, ha sottolineato la duttilità dimostrata dall'economia cinese nell'evolversi e adattarsi rapidamente al contesto mondiale. E proprio sulla necessità di sviluppare la capacità di cogliere "l'altra faccia della crisi", ovvero le opportunità e le sfide del mercato globale,  i relatori si sono trovati d'accordo. E' questa la strada che l'Italia dovrebbe seguire per evitare l'ulteriore rallentamento della crescita del proprio PIL. I dati presentati da Romiti e da Adolfo Urso sono incoraggianti: nel 2007 l'interscambio Italia-Cina ha fatto registrare 30 miliardi di euro annui e anche il Ministro Ronchi ha sottolineato la presenza di circa 2000 aziende italiane in Cina.  La volontà di percorrere la via cinese da parte delle PMI italiane è chiara, come dimostra anche il forte impegno della Simest in Cina, ma l'Italia può veramente reggere il peso delle sfide che le si presentano sul mercato asiatico? L'interscambio con la Cina è ingente, ma per quattro quinti è rappresentato da importazioni di prodotti cinesi nel nostro territorio e solo per un quinto da  esportazioni di prodotti del Made in Italy nella RPC. Inoltre le imprese italiane non sembrano poter affrontare il colosso asiatico facilmente, data la loro dimensione piccola e media: Andrea Ronchi ha sottolineato come l'Italia debba agire nel quadro europeo e i governi dell'UE-27 non tarderanno a stanziare fondi per attirare l'attenzione della Cina in Europa. Un ulteriore problema è la ridefinizione dei ruoli dei vari Paesi nella governance politico-economica mondiale: Adolfo Urso ha affermato che non sono più solamente i Paesi dell'emisfero Nord, né tantomeno solo i Paesi occidentali, a detenere le sorti dell'economia mondiale. Oggi la composizione del mercato globale si è fatta più complessa e non si possono trascurare economie in forte crescita quali quella cinese, brasiliana, dei Paesi del Sud-Est asiatico e dell'Africa sub sahariana. L'importanza di nuove aree del mondo è dimostrata dalla scelta di Hillary Clinton di recarsi in Giappone, Corea del Sud e Cina per la prima visita ufficiale all'estero. Anche l'europarlamentare Gianni de Michelis ha avvertito che i provvedimenti per uscire dalla crisi finanziaria globale potrebbero essere presi bilateralmente da Cina e Stati Uniti, con l'esclusione dell'Europa. L'Italia si trova dunque di fronte a una sfida epocale e non può più guardare alla Cina come a un mercato per  delocalizzazioni e assunzione di manodopera a basso costo. Il Made in Italy è qualità e non quantità, ma deve ancora essere conosciuto in estremo oriente.
Proprio per rispondere a questa necessità, ha affermato Daniela Viglione, presidente e amministratore delegato di AGI, Agenzia Italia si è posta l'obiettivo di costruire una rete di rapporti giornalistici stabili e continuativi con la Cina e di offrire un prezioso strumento di servizio per le imprese italiane che vogliono investire in Cina: www.agichina24.it.
Carlo Capria, coordinatore dell'osservatorio per la piccola e media impresa italiana ha poi raccontato il successo della partecipazione delle grandi firme dell'alta moda italiana al Festival dell'abbigliamento di Suzhou e Shenzhen.
Molte occasioni di apertura e interscambio sono create dai progetti di formazione dell'ICE, presentati da Umberto Vattani. Sicuramente per una cooperazione più organica e duratura fra Italia e Cina bisogna puntare prima di ogni cosa alla conoscenza reciproca. Solo così si possono superare le barriere culturali che impediscono ai prodotti del made in Italy di affermarsi nel mercato cinese e d'altra parte aumentare l'attrattività del territorio italiano agli occhi dei cinesi. L'apporto di progetti di scambio culturale come quello presentato da Paola Severini, presidente del comitato Viva Toscanini, la competenza di consulenti esperti nel mercato e nella mentalità orientale come quelli dell'Asian Business Group di cui ha parlato il vicepresidente Sandro Scardazza permettono alle imprese italiane di procedere sulla via dell'internazionalizzazione in Cina con una sguardo nuovo e più fiducioso.