Anche la Cina chiama il Marangoni

La Cina non è solo il secondo paese, dopo l'Italia, per provenienza degli studenti, ma è anche quello che ha scelto l'Istituto Marangoni come partner formativo per l'International design center di Shanghai. «Abbiamo firmato recentemente un accordo sia per la formazione dei ragazzi cinesi sia per il training di manager aziendali. L'obiettivo del ministero del Commercio che ci ha proposto questa partnership non è tanto focalizzato sull'export dei prodotti cinesi quanto sullo sviluppo del mercato interno» spiega Roberto Riccio, da un anno e mezzo direttore generale della storica scuola privata milanese di moda e design.
Sui 2.500 studenti (al 90% donne) dell'Istituto Marangoni, distribuiti nei tre campus di Milano (1.300), Londra (800) e Parigi (400), i giovani cinesi sono attualmente 200. Va detto che, in generale, la capacità di attrarre ragazzi dall'estero è alta: il 75% dei giovani arriva da ogni parte del mondo. «Abbiamo anche 30 studenti che vengono dal Kazakistan. L'unica assente è l'Australia» aggiunge Riccio. Proprio per promuovere il "reclutamento" all'estero, l'Istituto ha sette uffici diretti a New York, Madrid, Stoccolma, Tel Aviv, Shanghai, Taipei e Mumbai, cui si aggiunge un network di circa 300 agenzie indipendenti. Quanto all'Italia, gli allievi provenienti dal Sud sono ancora una minoranza: «L'anno prossimo – dice Riccio – andremo in Sicilia e a Roma per cercare di sviluppare un rapporto con possibili allievi».
Nato nel 1935 come Istituto artistico dell'abbigliamento, il Marangoni festeggia quest'anno il 75° compleanno. A fondarlo era stato Giulio Marangoni, sarto milanese ben introdotto nell'alta borghesia cittadina. La sua idea era quella di formare professionisti e tecnici altamente specializzati per il mondo della moda.
Da allora molte cose sono cambiate, compreso il modo di lavorare nella moda, con la nascita di diverse discipline che nel frattempo si sono imposte (fashion buying, brand management, e-fashion e così via). Un percorso evolutivo che nella scuola milanese è stato gestito soprattutto da Fabio Marangoni, che negli anni Ottanta aveva preso il comando dell'Istituto portandolo ad affermarsi soprattutto come leader nella formazione legata allo stile. E dove sono ormai passate tre generazioni di studenti e hanno trovato un trampolino di lancio nomi come Franco Moschino, Domenico Dolce, Alessandra Facchinetti, Stefano Guerriero e tanti altri.
Poi una nuova svolta. Dal 2007 la scuola è passata sotto il controllo di un gruppo americano, Career education corporation (Cec), quotato al Nasdaq e con un giro d'affari di quasi 2 milioni di dollari. Cec è tra i leader nell'offerta di formazione privata in vari settori e conta su una novantina di campus tra Stati Uniti, Canada, Francia (dove gestisce anche la business school Inseec), Italia e Gran Bretagna. A Milano, Londra e Parigi si trovano i tre campus dell'Istituto Marangoni: «I nostri studenti possono muoversi liberamente tra queste tre capitali: forse siamo gli unici in Europa a offrire tale possibilità. Però restiamo sempre una scuola di moda italiana» sottolinea Riccio, che ha messo a punto un processo di riorganizzazione della didattica per alzarne ulteriormente gli standard. E ha avviato per il prossimo anno scolastico (partirà a ottobre a Milano) un master in e-fashion ideato da Yoox (partner di e-commerce per i principali brand della moda e del design), con la possibilità di ottenere borse di studio grazie a sponsor come Armani, Bally, Dsquared2, Jil Sander, Marni, Moschino e Valentino. Sempre in ottobre è previsto un altro master in Fashion Styling, nel campus di Londra, per il quale è già disponibile una borsa di studio del valore di 25mila euro.
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24/07/2010