Ampie possibilità di incremento per gli investimenti

Rita Fatiguso
Tra Cina e Italia il rapporto è andato avanti a corrente alternata, tra entusiasmi e reciproche delusioni. Oggi, però, nuovi fattori contribuiscono ad aprire nuovi scenari. Nel 2008 c'è stato lo storico sorpasso degli investimenti Simest in Cina sulla Romania, meta preferita, fino a quel momento, dalle nostre aziende. Di fatto, la Cina ha sorpassato la Romania quando l'asse dei grandi affari si è spostato a Oriente.
Sempre nel periodo 2008-2009 le esportazioni verso la Cina hanno continuato a crescere del 3,4%, una felice eccezione anche rispetto ad altri paesi asiatici, come ha sottolineato più volte il ministero per lo Sviluppo economico. La conferma della tendenza si ritrova nei dati Istat dei primi cinque mesi del 2010, quando l'export verso la Cina è cresciuto del 22,4% sullo stesso periodo del 2009.
Gli investimenti diretti in Cina sono calati dai 253 milioni del 2008 ai 115 nel 2009, ma nel 2008 gli esportatori in Cina censiti dalle dogane erano ben 12.627 (circa il 10% del totale nel mondo), nel 2009, stando alle prime anticipazioni delle dogane, la pattuglia dovrebbe essere rimasta compatta.
Sono un migliaio le realtà attive in Cina, per la precisione 957 quelle presenti a vario titolo e censite dall'Ice nel 2008. «Il numero non dovrebbe essere cambiato di molto – dice Claudio D'Agostino, del board della Camera di commercio italiana in Cina, sede di Shanghai – per alcune aziende che hanno chiuso i battenti altre stanno entrando nel retail, un settore che a mio avviso qui ha un futuro».
Di fatto oggi la Simest è il soggetto italiano più presente in Cina, come precisa, soddisfatto, il presidente Giancarlo Lanna. Si riferisce ai 165 progetti a fianco di imprese italiane per oltre 1 miliardo e 600 milioni di euro di investimenti e alle 380 aziende supportate, per un totale di 2 miliardi di euro. «Oggettivamente, il mercato interno è ben lontano dall'essere saturo – gli fa eco l'amministratore delegato Massimo D'Aiuto –. Qui le aziende italiane hanno ancora grandi spazi per investire con forti vantaggi competitivi». Si sta verificando, infatti, un fenomeno particolare: le aziende italiane già presenti con esportazioni sul mercato locale avviano investimenti produttivi per mantenere e sviluppare le proprie quote di mercato.
Il design, l'arredamento, l'illuminazione e la ceramica sono settori trainanti, ma anche la meccanica fa ancora la sua parte. Ricordiamo, tra gli arrivi, IGuzzini (apparecchi per l'illuminazione), Sira Group (radiatori), Brembo (sistemi frenanti per auto), il Gruppo Goglio (imballaggi flessibili) e il Gruppo Somacis (circuiti stampati ad alto contenuto tecnologico), il Gruppo Maccaferri, per il settore della protezione ambientale e dell'ingegneria strutturale, il Gruppo Brevini (2 progetti in Cina, uno per la produzione di componenti oleodinamici e uno per riduttori automatici), la Meccanotecnica Umbra (tenute meccaniche per pompe), K Flex (materiali isolanti), Soilmec-Gruppo Trevi (macchine per infrastrutture), Pomellato (rete di vendita di alta gioielleria) e il Gruppo Mondo (impianti sportivi).
L'operazione più consistente effettuata sulla Cina, per la verità, punta a stringere i rapporti facendo leva sulla logistica: la piattaforma nel porto di Tianjin da 100mila metri quadrati in collaborazione con il porto di Genova, che si avvia a diventare lo scalo europeo più importante delle merci cinesi nel Mediterraneo.
Anche la Cina in Italia deve fare la sua parte. Sul fronte degli investimenti diretti ci si aspetta altre mosse come l'acquisto per 500 milioni della Cifa (betoniere) da parte di Zoomilion. A quel gruppo di circa 80 aziende cinesi già presenti, si accoda l'espansione di Bank of China, l'arrivo di Isbc, la prima banca cinese e la prima al mondo per capitalizzazione. C'è anche attesa per quel manipolo di 50 piccole e medie imprese cinesi portate in Italia da Ice e Governo cinese per partecipare il prossimo 7 giugno a Milano al primo forum delle pmi italiane e cinesi.
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30/05/2010