Amnesty: la Cina rompa il silenzio sulle esecuzioni

Du Yimin era un'imprenditrice colpevole di «raccolta fondi fraudolenta», reato che prevede al massimo 10 anni di carcere e un'ammenda di 500mila yuan (54mila euro). La sua pena è stata trasformata in condanna a morte, eseguita il 5 agosto scorso. Due giorni prima di Capodanno, Akmal Shaikh, in carcere per traffico di droga, è stato giustiziato con un'iniezione letale: il tribunale della regione uigura, a maggioranza musulmana, ha respinto l'appello del suo avvocato che sosteneva l'infermità mentale.
Du e Akmal sono condannati a morte cinesi che non rientrano nel rapporto 2009 di Amnesty International reso noto ieri: que st'anno l'organizzazione che monitora il rispetto dei diritti civili nel mondo e porta avanti dal 1977 la campagna contro la pena capitale, lascia fuori la Cina dal bilancio perché Pechino non dà stime ufficiali. «Le autorità - dice Claudio Cordone, segretario generale ad interim di Amnesty International - affermano che le esecuzioni sono in diminuzione. Se è vero, perché non dichiarano al mondo quante persone hanno messo a morte?».
Nelle 40 pagine di rapporto, Amnesty calcola che in Cina sono state fucilate «migliaia» di persone - più di tutto il resto del mondo messo assieme - e ricorda che a giugno le autorità hanno annunciato un "progetto di lungo-periodo": sostituire la fucilazione con l'iniezione letale, considerata «più pulita, sicura e conveniente». Ad agosto le stesse autorità hanno ammesso che circa il 65% degli organi per i trapianti proviene da corpi di prigionieri messi a morte.
Esclusa la Cina, il rapporto calcola 714 giustiziati in 18 paesi (contro i 672 del 2008), 2.001 condanne non eseguite in 56 stati e 17.118 persone rinchiuse nei bracci della morte in tutto il mondo. Al primo posto c'è l'Iran con 388 esecuzioni, seguito da Iraq (120) e Arabia Saudita (69). Davanti a questi numeri c'è sempre la parola "almeno" vista la poca trasparenza di questi paesi. Al quarto posto gli Stati Uniti: 52 esecuzioni, in aumento rispetto all'anno precedente. La Corea del Nord non fornisce dati ma è l'unico paese fuori dal Medioriente che fa le esecuzioni in pubblico.
Amnesty ricorda i casi di imputati minorenni giustiziati appena raggiunta la maggiore età. L'Arabia Saudita ne ha messi a morte sette, l'Iran cinque. Minorenni nel braccio della morte aspettano l'esecuzione in Sudan, Uganda e Nigeria. Il 2009 è stato un anno senza esecuzioni in Afghanistan, Indonesia, Mongolia e Pakistan e l'Uganda fa progressi: la Corte suprema ha definito incostituzionale «la sentenza capitale obbligatoria». I paesi che hanno abbandonato la pena di morte per legge o prassi sono ora 139 contro i 58 che continuano a usarla.
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31/03/2010