AMNESTY INTERNATIONAL: CINA CONTRO AVVOCATO DIRITTI UMANI

AMNESTY INTERNATIONAL: CINA CONTRO AVVOCATO DIRITTI UMANI

Pechino, 30 giu.- "Senza compromessi". Non può essere definita altrimenti, secondo Amnesty International, la nuova offensiva scatenata dal governo cinese contro la rete di avvocati che si occupa di diritti umani: nel rapporto "Against the Law-Crackdown on China's Human Rights Lawyers", presentato giovedì a Hong Kong, l'organizzazione non governativa racconta l'ondata di repressione scattata in Cina a partire dal febbraio scorso dal punto di vista dei legali che scelgono di occuparsi di casi "scomodi". E che sono diventati tra i primi bersagli della lista.

 

"Gli avvocati per la difesa dei diritti umani vengono intimiditi con tattiche che vanno in ordine crescente – ha spiegato il vicedirettore di Amnesty per l'area Asia-Pacifico Catherine Baber -, che vanno dalla sospensione e la revoca delle licenze per esercitare la professione, fino alle minacce, la limitazione della libertà personale e anche la tortura. Come parte della campagna contro i dissidenti il governo sta prendendo di mira gli avvocati che patrocinano cause relative alle libertà religiose, d'espressione, o a casi come quelli di espropriazione delle terre e delle case".

 

A partire da febbraio, quando sul web cinese si sono diffusi misteriosi messaggi anonimi che incitavano i cittadini a protestare sulla falsariga delle rivoluzioni che si stavano diffondendo in Nordafrica e Medio Oriente (questo dossier), il governo di Pechino ha avviato la più fitta campagna repressiva degli ultimi anni. Tra i "soliti sospetti" sottoposti ad arresti e fermi c'è anche quella pattuglia di legali – poche centinaia su 200mila, secondo le stime di Amnesty - che si battono in aula per l'applicazione delle norme sulle libertà individuali, leggi che in Cina esistono, ma rimangono inapplicate.

 

La caccia agli "avvocati dei diritti umani" non risale solamente allo scorso febbraio. Il rapporto dell'ONG riferisce come negli ultimi anni il margine di manovra dei legali si sia ristretto sempre di più, attraverso nuovi regolamenti che impediscono agli avvocati di difendere certi clienti, di parlare con i media e –soprattutto - rendono molto più facile l'accusa di "incitazione alla sovversione", una fattispecie di reato talmente ampia e vaga da comprendere i casi più disparati.

 

Tra i più famosi avvocati sottoposti a restrizioni delle libertà personali ci sono Teng Biao, Jiang Tianyong e Li Fangping. Teng è stato tenuto sotto custodia per dieci settimane, mentre Li - rilasciata a maggio dopo tre mesi - ha raccontato attraverso Twitter di essere stata intimidita da alcuni funzionari di polizia, che minacciavano di rovinare la sua reputazione rendendo pubblici dettagli intimi della sua vita sessuale.

 

Di Tang Jingling, avvocato del Guangdong che aveva difeso un gruppo di operai che protestavano per le condizioni di lavoro, non si hanno notizie dal 22 febbraio scorso. Sempre a febbraio, Chen Guangcheng - l'avvocato autodidatta cieco dalla nascita che aveva raccontato alla rivista Time gli aborti forzati del Guangdong-  è stato ripetutamente picchiato dopo aver pubblicato i dettagli dei suoi arresti domiciliari.

 

Recentemente le autorità di Pechino hanno rilasciato Ai Weiwei (questo articolo) - l'artista critico del regime, accusato di evasione fiscale - e Hu Jia (questo articolo), attivista politico che aveva scontato una condanna a tre anni e mezzo di reclusione per "aver tentato di minare lo Stato cinese e il suo sistema politico socialista". 

 

Ma molti avvocati dei diritti umani mancano all'appello ormai da mesi.

 

di Antonio Talia

 

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