Allarme in Cina per le stragi di bambini

Luca Vinciguerra
SHANGHAI. Dal nostro corrispondente
«Perché da qualche giorno c'è la polizia davanti alla scuola?», chiede una mamma all'ingresso di un asilo del quartiere di Pudong. «Perché ci hanno segnalato il rischio di attentati», risponde laconica una bidella.
Da settimane le scuole cinesi, o almeno quelle della Cina che conta, sono blindate dalle forze di pubblica sicurezza. In pochi, per la verità, se ne sono accorti perché è una presenza discreta. Un'auto o due, più qualche poliziotto in borghese che presidia gli ingressi. Il nuovo nemico pubblico numero uno della Cina è insidioso perché non ha un nome, non ha un volto e spesso neppure un movente.
L'ultimo, Wu Huanmin, 48 anni, è entrato in azione proprio ieri in una sperduta cittadina dello Shaanxi, nel nordovest del paese. Alle 8 è entrato in un asilo armato con un coltellaccio da cucina e ha ucciso sette bambini e un'insegnante. Ferita gravemente anche la madre della maestra, morta poi. Terminata la carneficina, alla quale sono scampati due bambini, è tornato a casa e si è ucciso. «Chissà perché quell'uomo ha massacrato quei poveri bimbi. Non era pazzo e non era nemmeno povero», ha commentato incredula una persona che lo conosceva. Di certo si sa solo che Wu Huanmin era il proprietario dei locali della piccola scuola ed erano sorti contrasti sulla restituzione dei locali.
Quella di ieri è la sesta aggressione in una scuola materna cinese dalla fine di marzo. Una vera strage degli innocenti che, nel giro di sei settimane, ha lasciato 17 morti (per la maggior parte bambini) e un'ottantina di feriti.
Perché uccidere i bambini, e per di più senza motivo?, si chiede l'opinione pubblica cinese, che non è abituata a episodi di violenza di massa gratuita. La follia, rispondono gli esperti. Quella stessa follia che, un po' per pudore un po' perché la spesa pubblica doveva essere convogliata verso altre priorità, lo stato cinese ha sempre ignorato o sottovalutato. E che ora la nuova società dei consumi sta portando prepotentemente e drammaticamente in superficie.
Due dei cinque autori dei recenti infanticidi erano malati di mente. Ma gli altri tre nelle loro comunità erano considerati delle persone "normali". «Dando troppo risalto a queste notizie, si rischia di creare un pericoloso effetto emulazione in tutti coloro che sono instabili di mente», avverte il professor Yang Dongping, esperto di problemi dell'educazione al Beijing Institute of Technology.
E di squilibrati in Cina ce ne sono davvero tanti. Secondo uno studio condotto in quattro province, oggi oltre la Grande Muraglia ci sarebbero circa 170 milioni di persone affette da problemi psichici. Benché sia impressionante, si tratta di un numero statisticamente normale, se non addirittura modesto: in fondo, avere solo il 17% della popolazione adulta affetta da patologie psico-comportamentali è poca cosa rispetto al 26% degli Stati Uniti. La differenza è che i malati psichici occidentali vengono per lo più curati, mentre in Cina sono costretti a condurre la loro esistenza quotidiana in silenzio, spesso tra mille sofferenze. «Il problema è che noi mettiamo in terapia soli i matti veri, mentre le altre patologie mentali per così dire minori vengono completamente ignorate dal sistema sanitario», spiega un medico ospedaliero. La depressione, per esempio, è una malattia ancora del tutto sconosciuta dalla medicina nazionale a livello di massa, e viene curata privatamente solo nelle grandi città da specialisti privati.
Ma ora che la gente tocca con mano gli effetti più violenti della demenza, autorità, specialisti e media si trovano costretti all'improvviso a fornire una spiegazione a quei gesti. «Uccidendo i bambini, che sono l'elemento di maggior valore della società cinese, gli assassini hanno voluto infrangere le regole base della convivenza civile», dice un esperto. «Colpendo gli asili, questi pazzi hanno voluto vendicarsi dei torti subiti dalla società», osserva un altro. «Sono gli effetti negativi dello sviluppo economico e della modernizzazione. Consoliamoci con il fatto che, a differenza degli Usa, almeno qui la gente non può detenere armi da fuoco», aggiunge un altro ancora.
Ma le diagnosi gratuite ex post non bastano a scacciare la paura dei padri e delle madri cinesi. «Per la sicurezza alle Olimpiadi di Pechino e all'Expo di Shanghai il governo ha stanziato cifre record. Ci auguriamo che ora spenda generosamente anche per proteggere le vite dei nostri figli», osserva polemicamente un blogger.
Il governo ha già capito che la questione non è da sottovalutare. E per mostrare alla popolazione che intende far sul serio, la nomenklatura ha messo la pratica nelle mani di Zhou Yongkang, l'alto responsabile della sicurezza nazionale e membro del Comitato permanente dell'Ufficio politico del Partito comunista. Ma in un paese che conta decine di migliaia di asili basterà presidiarli tutti per sconfiggere il nuovo nemico invisibile e sanguinario?
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13/05/2010