ALLARME GREENPEACE: LA ZONA GRIGIA

ALLARME GREENPEACE:  LA ZONA GRIGIA

Pechino, 14 ott. - Alcune tra le più importanti compagnie che operano in Cina, locali e straniere, avrebbero violato gli obblighi imposti da un regolamento del ministero dell'Ambiente: lo riferisce un corposo dossier di Greenpeace, che accusa anche i funzionari locali di non sostenere adeguatamente le direttive del governo centrale sulla lotta all'inquinamento. Nel mirino di Greenpeace ci sono corporation straniere come Shell, Samsung, Nestlé, Kraft e Motorola, e anche giganti cinesi come Sinopec e China Shenhua Energy. Queste società non si sarebbero adeguate a una norma, entrata in vigore nel maggio dell'anno scorso, che sancisce per tutte le compagnie "ad alta intensità inquinante" l'obbligo di pubblicare un rapporto contenente dati aggiornati sulle sostanze dannose prodotte. "I cittadini cinesi hanno il diritto di sapere che cosa queste e altre compagnie stanno scaricando nei fiumi e nei laghi vicino alle loro comunità, e a quali rischi vengono esposti" ha dichiarato l'esponente di Greenpeace China Ma Tianjie al quotidiano South China Morning Post. La stessa Greenpeace, però, ha dovuto ammettere l'impossibilità di raccogliere dati sicuri su centinaia di migliaia di compagnie più piccole, responsabili della maggior parte delle emissioni inquinanti in Cina. Quasi tutte le società nominate nel dossier si sono difese pubblicamente: la portavoce di Kraft Foods Liu Xing ha riferito che gli standard della multinazionale in Cina sono "severi come quelli adottati nel resto del mondo"; Shell e Nestlé hanno ammesso di avere riscontrato infrazioni in alcuni stabilimenti e di averle corrette insieme al management locale, e Chen Lei, produttore di semiconduttori per Motorola, ha dichiarato che il superamento degli standard di uno dei suoi impianti è avvenuto prima che la normativa entrasse in vigore. Ma, al di là dei casi specifici, il dossier punta il dito contro alcune ambiguità della norma, come la categoria di impianti "altamente inquinanti" - che non viene definita con precisione nella legge - e la mancanza di indicazioni precise sulla pubblicazione dei dati. Molte amministrazioni locali, inoltre, avrebbero classificato come "riservate" le informazioni relative all'emissione di sostanze dannose, contravvenendo agli