Allarme Cina per la chimica Ue

BRUXELLES. Dal nostro inviato
La Cina incalza l'Europa anche nella produzione chimica e promette il sorpasso, non tra dieci anni ma molto prima. A lanciare l'allarme, ieri a Bruxelles, è stato Giorgio Squinzi in qualità di presidente del Cefic, la confederazione europea del settore. «La competitività è in cima alle priorità della mia presidenza in un contesto in cui la chimica europea sta perdendo terreno.
Nel 2010 ha registrato una crescita forte ma siamo ancora lontano dai livelli pre-crisi», ha esordito Squinzi intervenendo alla conferenza su "La competitività della chimica europea". Subito dopo ha spianato alcune cifre-shock.
In dieci anni, tra il 1999 e il 2009 il fatturato dell'industria chimica nel mondo è cresciuto del 60% ma l'Europa, che nel '99 vi deteneva una quota del 32,1%, l'ha vista assottigliarsi fino al 24% del totale.
Invece la Cina, che era al 5,8% dei ricavi totali del settore, è salita nientemeno che al 22,2%. Se non è ancora un testa a testa, poco ci manca. Il sorpasso, se il trend venisse confermato nei prossimi anni, appare una prospettiva concreta. «Il tempo lavora contro di noi. L'Europa continua a mantenere la leadership in un mercato globale che cambia in continuazione e ci mette in difficoltà. Ma per non rischiare di perderla deve agire unita e subito» ha sottolineato il presidente del Cefic. Come? Scommettendo sempre più su innovazione e valorizzazione del capitale umano per mantenersi all'avanguardia non solo sul fronte delle tecnologie di punta ma anche su quello dei volumi di produzione. E poi uso efficiente delle risorse e una politica commerciale adeguata alle sfide globali di oggi.
A sostegno della competitività benissimo la liberalizzazione degli scambi, degli investimenti e l'internazionalizzazione delle imprese, tra l'altro in sintonia con l'approccio del commissario Ue all'Industria Antonio Tajani, favorevole sì all'apertura del mercato europeo però nel segno della reciprocità con partner e concorrenti globali.
Ben vengano anche in Italia, ha detto Squinzi, gli investimenti di Cina e India «purchè non si risolvano nello svuotamento tecnologico delle nostre imprese che ci lasci con il cerino in mano».
In breve, «l'internazionalizzazione non deve essere malvagia». Altra preoccupazione del Cefic la tenuta del grande tessuto delle piccole e medie imprese del settore, chiamate nel 2013 a confrontarsi con il Reach, il regolamento Ue per la registrazione delle sostanze chimiche prodotte in quantità inferiore alle mille tonnellate. La complessità del Reach e i costi correlati alla sua adozione potrebbero rivelarsi per molti una prova impossibile. Anche se ieri Squinzi ha riconosciuto che, con Tajani, la Commissione ha fatto molto per alleviarne il peso, abbattendo le tasse di registrazione (-90% per le più piccole), con la traduzione in tutte le lingue dell'Unione della normativa. E presto con test di competitività, anche economica, in vista della prevista revisione del Reach.
Resta che secondo Squinzi, ancora una volta in accordo con il commissario, il Reach ormai deve acquistare un respiro globale «perché è inaccettabile che sostanze vietate in Europa vi rientrino dalla finestra dell'import dai paesi terzi come prodotti finiti, per esempio tessili».
Dunque, conclude, da una parte si deve puntare sul Made in come prima protezione e poi tentare di convincere anche i grandi produttori extra-Ue ad adottare, se non il Reach, qualche forma di regolamento di qualità.
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La corsa della chimica cinese


LA SITUAZIONE NEL 1999

5,8%

Il divario tra Europa e Cina
Nel 1999 la quota dell'industria chimica europea sul fatturato mondiale sviluppato dall'industria chimica era del 32%; la Cina pesava per il 5,8%


LA SITUAZIONE NEL 2009

22%

La rimonta cinese
A distanza di dieci anni il divario tra l'industria chimica europea e la Cina si è quasi annullato: nel 2009 la quota dell'Europa era del 24%, quella ciense del 22%


LA PRODUZIONE MONDIALE

1.871 miliardi

La distribuzione geografica
Nel 2009 la produzione chimica mondiale ha raggiunto in valore i 1.871 miliardi di euro: 449 derivano dall'Europa, 416 dalla Cina, 396 miliardi dal Nord America

11/02/2011