All'estero sempre più spazio all'architettura

Renzo Piano a Osaka in Giappone, Norman Foster a Pechino, Richard Rogers a Londra e a Madrid e gli americani Skidmore, Owings & Merrill a Singapore: cinque storie che raccontano la nuova generazione degli aeroporti più belli costruiti nel mondo. Architetture da record per costi e dimensioni, ma soprattutto per innovazione nel progetto. Edifici firmati dalle archistar in stretta sinergia con grandi società di ingegneria che in pochi anni hanno fatto di questo tipo di infrastrutture un loro business.
Gli aeroporti sono architetture di altissima complessità: gigantesche strutture hi-tech, landmark multiservizi, efficienti dal punto di vista dei percorsi, sicuri, e sempre più attenti al rispetto dell'ambiente. Nell'atlante dell'architettura mondiale del XXI secolo pubblicato da Phaidon alcuni mesi fa, tra oltre mille edifici realizzati in tutto il mondo, sono proprio due aeroporti l'opera più grande e quella più costosa costruiti a partire dall'inizio del nuovo millennio: il Terminal 5 di Heathrow a Londra firmato da Rogers è costato 4,3 bilioni di sterline e l'edificio più grande è il Beijing Capital Airport di Foster+Partners che si estende su una superficie di 1,3 milioni di metri quadrati.
Oltre alla sicurezza e al mix di funzioni pensate per i diversi flussi che transitano in questi luoghi, negli ultimi anni due nuove condizioni del mercato hanno fortemente modificato il concept degli aeroporti: da un lato la crescita vertiginosa del traffico low cost, dall'altro le alleanze tra più compagnie aeroportuali, con la conseguente necessità di sviluppare questi complessi in poli iper-efficienti e iper-connessi. Nel Terminal 3 dell'aeroporto Changi a Singapore il punto di forza è proprio la rete della mobilità che collega rapidamente le diverse parti dell'aerostazione e l'hub con la città; anche a Madrid il nuovo terminal di Rogers è stato concepito come parte integrante di un sistema di trasporti che prevede un facile interscambio. Se la prima parola d'ordine per il buon funzionamento di un aeroporto è l'intermodalità, la seconda, che chiama direttamente in campo gli architetti, è la flessibilità e la modularità degli spazi. Foster è stato il precursore di questo elemento di modernità liberando la pianta degli edifici e realizzando grandi piloni che come alberi sorreggono le coperture degli edifici. Lo si vede transitando per Stansted a Londra, ma anche a Pechino, dove il suo studio ha realizzato il nuovo Terminal 3 in occasione delle Olimpiadi del 2008. Un terzo elemento del dna dei nuovissimi aeroporti è la "city airport": un sistema di nuove costruzioni a ridosso dell'aerostazione, concepiti per accrescere il valore di queste aree. Sarà così a Jeddah in Arabia Saudita e a Berlino, dove i due aeroporti in cantiere sono stati pensati in stretta sinergia con un distretto di servizi.
Quella dei terminal aeroportuali è una storia poco più lunga di 50 anni. Ma è bastata a trasformarli da "capannoni" monofunzionali a micro-città dotate di ogni comfort. E così gli aeroporti si sono evoluti in oggetto di design dove anche i grandi nomi dell'architettura hanno assunto un ruolo di primo piano.
L'Italia guarda ai modelli internazionali ma nei nostri aeroporti l'architettura è una grande assente. Negli ultimi anni sono stati lanciati dei concorsi, da Lamezia Terme a Firenze, ma senza risultati concreti. Fatta eccezione per alcuni terminal più recenti, come Venezia e Catania, la strada da fare è molta. Malpensa sta tentando il suo rilancio (si veda Il Sole 24 Ore dell'11 luglio) e Roma ha appena assegnato alla cordata guidata dagli inglesi Scott Wilson l'incarico per realizzare il masterplan per raddoppiare lo scalo di Fiumicino con un orizzonte temporale del 2044.
È l'aeroporto internazionale di Kansai progettato da Piano che ha inaugurato la nuova era: realizzato nel 1994, frutto di uno dei primi concorsi internazionali di architettura per questo tipo di infrastrutture, è una perfetta sintesi di ingegneria e architettura. Accanto all'archistar genovese infatti ha avuto un ruolo importante Paul Andreu, progettista francese conosciuto per aver disegnato più di 50 aeroporti in tutto il mondo e soprattutto il Charles de Gaulle International di Parigi. Costruito su un'isola artificiale nella baia di Osaka l'aeroporto di Piano assomiglia a un'onda e la sua forma è il risultato di un attento studio aerodinamico sulle correnti d'aria che attraversano la costruzione. Un aeroporto rimasto illeso con il terremoto di Kobe e sopravvissuto a un tifone con velocità che ha raggiunto i 200km/h.
Gli aeroporti mostrano il loro gigantismo già in fase di cantiere: diecimila operai hanno lavorato a Osaka per 38 mesi, e altrettanti sono al lavoro oggi in Cina per la costruzione dell'aeroporto di Shenzhen firmato dagli italiani Massimiliano e Doriana Fuksas.
Transitando per le città di New Delhi e Singapore, e presto in quelle di Shenzhen e Jeddah, e poi in Europa, passando per Londra, Barcellona e Madrid e presto per il nuovo aeroporto di Berlino, si può testare l'innovazione di queste infrastrutture. Il nuovo aeroporto indiano è stato inaugurato il 4 luglio scorso, e vanno velocissimi i lavori per i nuovi hub di Shenzhen, Jeddah e Berlino che saranno tutti pronti entro il 2011.
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18/07/2010