All'estero leader con più diritti

MILANO
In equilibrio tra le fluttuazione dei mercati, quelle del cambio tra l'euro e il dollaro, e quelle dei prezzi delle materie prime. In equilibrio anche con i diritti anzi con il diritto, alle prese cioè con un competitor d'eccellenza quale la Cina spesso sul tema sordo, dal riconoscimento della proprietà intellettuale agli appalti.
Sono le aziende italiane all'estero che nonostante il muro delle difficoltà riescono comunque a tenere alta l'asticella dell'eccellenza. Il loro punto di vista e soprattutto il loro sforzo per restare competitive all'estero è stato al centro del confronto ("Il punto di vista delle grandi imprese sul mercato e sul commercio globale") che si è svolto ieri a Milano presso la sede del Sole 24 Ore a cui hanno partecipato Paolo d'Amico, chairman d'Amico International Shipping, Riccardo Illy, presidente del Gruppo Illy, Dario Rinero, amministratore delegato di Poltrona Frau, Luisa Todini, presidente del gruppo Todini Costruzioni e Stefano Simontacchi, partner Bonelli Erede Pappalardo Studio Legale.
Uno sforzo che comincia all'origine, vale a dire già in Italia nel momento in cui il made in Italy prende la rotta dei mercati internazionali. «La carenza infrastrutturale di cui soffre l'Italia – spiega d'Amico – è grave ed è nota. La politica portuale è una priorità da affrontare, in caso contrario il grosso del traffico si sposterà verso aree più competitive: rischiamo di far diventare i nostri porti, porti di seconda fascia».
Per Rinero, ad di Poltrona Frau, «è paradossale che in Italia una legge che tutela i nostri prodotti sia arrivata solo ad ottobre», decisamente in ritardo rispetto ad esempio agli altri paesi europei.
Mentre pone l'accento sull'assenza, e quindi sulla necessità, di una nuova teoria economica in grado di interpretare l'attualità, Riccardo Illy. «Oggi ci muoviamo con strumenti vecchi che erano quelli usati quando i mercati erano per lo più nazionali». Serve dunque un nuovo modello econometrico per definire la complessità di questi tempi. Tempi in cui «le amministrazioni finanziarie – ha spiegato Stefano Simontacchi, partner Bonelli Erede Pappalardo Studio Legale e autore della ricerca dal titolo "La rilevanza del transfer pricing per i gruppi multinazionali" – deve diventare il migliora alleato delle imprese che vanno all'estero».
Chiede infine, riferendosi alla Cina, pari condizione sul piano del rispetto delle leggi e dei diritti Luisa Todini. «Imprese come le nostre che operano così tanto all'estero – dice – è chiaro che per definizione non possono essere protezioniste. Tuttavia, penso nel mio caso alle regole sugli appalti, la Cina quando è entrata nel Wto ha preso i diritti senza farsi carico dei doveri».
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19/11/2010